Italia Rinnovabile: il sorpasso del sole, la lezione spagnola e la strada per una bolletta giusta

Negli ultimi dieci anni, silenziosamente ma inesorabilmente, la penisola ha cambiato il proprio metabolismo energetico. I pannelli solari hanno conquistato tetti, campi e aree industriali dismesse; le pale eoliche sono diventate compagne del paesaggio collinare e marino; le reti si sono infittite di sistemi di accumulo. Eppure il cammino è solo a metà, e il rischio di inciampare sulla burocrazia e su scelte politiche ancorate al passato è concreto. Il nuovo studio “Italia Rinnovabile”, presentato da Legambiente con il contributo di Statkraft Italia e FERA (media partner La Nuova Ecologia), scatta una fotografia nitida: crescita importante, ritardi ostinati e una via obbligata verso la giustizia sociale attraverso il prezzo zonale. L’associazione ha inoltre lanciato la campagna nazionale “OK, la bolletta giusta. Prezzo zonale è giustizia sociale”, insieme ad AzzeroCO2 e Coordinamento FREE, per portare il tema nell’agenda del Paese.

La rivoluzione silenziosa: i numeri del decennio 🌱📊

Dal 2015 al 2025 la capacità delle fonti pulite di coprire i consumi elettrici è salita di 7 punti percentuali, passando dal 33,9% al 41,1%. Tradotto in energia: da 107.498 GWh annui a 127.978 GWh. Un passo che avvicina le rinnovabili alle fossili, ferme a quota 43,8%, ma che racconta anche di un potenziale ancora parzialmente inespresso.

Nel 2025, il fotovoltaico ha guidato la carica con 44.294 GWh, tallonato dall’idroelettrico (41.625 GWh). Seguono l’eolico con 21.360 GWh e la geotermia con 5.260 GWh. Sono cifre che, lette in controluce, mostrano come il sole stia diventando la prima voce pulita del mix nazionale, scalzando una fonte storica come l’acqua. Un cambiamento di paradigma che merita di essere sostenuto, non frenato.

Il sorpasso del fotovoltaico e la forza dell’accumulo ☀️🔋

I dati dei primi mesi del 2026 (fonte Terna) confermano l’accelerazione. A marzo 2026 il solare fotovoltaico ha raggiunto 44.878 MW di potenza installata, pari al 53,9% dell’intera potenza rinnovabile nazionale. Per la prima volta, il contributo del fotovoltaico ai consumi elettrici ha toccato il 14,2% – era l’11,3% l’anno precedente – superando l’idroelettrico, che nello stesso periodo si è fermato al 13,3% (contro il 16,8% del 2024). Un sorpasso storico, che dimostra quanto il sole sia diventato il motore più dinamico della transizione.

A rendere robusta questa crescita è la diffusione dei sistemi di accumulo: a marzo 2026 se ne contano 918.971, per una potenza complessiva di 7.803 MW. Piccole e grandi batterie che consentono di immagazzinare l’energia prodotta nelle ore centrali del giorno e di rilasciarla quando il sole cala, stabilizzando la rete e riducendo la dipendenza dalle centrali a gas. Senza accumulo, l’intermittenza delle rinnovabili resterebbe un alibi per frenare lo sviluppo; con l’accumulo, diventa un problema gestibile e già in via di soluzione.

L’occupazione verde: l’Italia sul podio europeo 👷♀️🌍

La transizione energetica non è solo una questione di chilowattora e tonnellate di CO₂ evitata. È soprattutto una fabbrica di posti di lavoro. Secondo i dati del 2023, la penisola è terza in Europa per numero di occupati nel settore delle rinnovabili, con 228.900 persone. Di queste, 135.900 lavorano nel comparto delle pompe di calore, dove il Paese detiene il primato assoluto di diffusione tra i Paesi dell’Unione.

Questi numeri parlano di una manifattura diffusa, fatta di installatori, progettisti, manutentori, ingegneri. E raccontano di un’opportunità straordinaria per trattenere competenze e creare occupazione stabile, soprattutto nelle aree interne e nel Mezzogiorno. Non a caso, uno studio Svimez stima che il raggiungimento degli obiettivi 2030 potrebbe generare, solo nel Sud e nelle Isole, 73.000 nuovi posti di lavoro, 15.000 dei quali destinati a giovani sotto i 35 anni. Un argine concreto allo spopolamento che tra il 2022 e il 2024 ha spinto oltre 106.000 under 35 a lasciare il Meridione.

Undici storie che rispondono alla domanda: “a me cosa viene in tasca?” 🏡💶

Spesso il dibattito sulle rinnovabili si arena su paure e fake news: “deturpano il paesaggio”, “portano via terreno agricolo”, “non servono a chi vive lì”. Per rispondere con i fatti, lo studio “Italia Rinnovabile” ha mappato undici esperienze concrete, undici buone pratiche che dimostrano esattamente il contrario: le fonti pulite generano benefici diretti e misurabili per i territori.

  • Trino (Vercelli) – Qui sorge il più grande parco solare del Nord Italia, circa 87 MW, realizzato sull’area di una ex centrale nucleare. Un progetto che ha coinvolto i cittadini attraverso campagne di crowdfunding, trasformando un luogo simbolo del vecchio paradigma energetico in un laboratorio di partecipazione e rinnovabili.
  • Lacedonia (Avellino) – Piccolo comune campano che ha scommesso sull’eolico, creando un hub che oggi offre occupazione giovane e qualificata, invertendo la rotta dello spopolamento.
  • Torre San Rocco (Teramo) – Quaranta ettari di fotovoltaico a terra hanno portato alla comunità contratti di fornitura elettrica a prezzo agevolato, un beneficio tangibile in bolletta.
  • Provincia di Siena – Un impianto trasforma i pannelli fotovoltaici giunti a fine vita in nuove risorse, applicando i principi dell’economia circolare e riducendo i rifiuti tecnologici.
  • Lendinara (Rovigo) – Le fonti pulite hanno giocato un ruolo decisivo nella rigenerazione di aree degradate e a rischio sanitario, dimostrando che la transizione può risanare, oltre che produrre energia.

Queste e le altre storie raccontano un’Italia che non subisce la transizione, ma la costruisce. Mostrano che il coinvolgimento delle comunità non è un optional, ma la condizione per rendere socialmente accettata – e desiderata – la diffusione degli impianti.

I ritardi da colmare: obiettivo 2030 a rischio ⏳🚧

Se i progressi sono evidenti, altrettanto evidenti sono i freni. Il target nazionale per il 2030 prevede il raggiungimento di 80.001 MW di potenza rinnovabile installata. A fine marzo 2026 la Penisola era ferma ad appena il 33,2% dell’obiettivo: mancano all’appello 53.469 MW da realizzare nei prossimi cinque anni e mezzo. Mantenendo la media di installazione registrata tra il 2021 e il 2025, il traguardo slitterebbe di 10,7 anni, accumulando un ritardo di 5,7 anni. Un ritardo che significa più emissioni, più dipendenza dal gas, più bollette care e meno posti di lavoro.

A pesare sono le lungaggini burocratiche, la frammentazione delle competenze e un quadro normativo che ancora non premia con decisione chi investe. Legambiente denuncia inoltre una contraddizione di fondo: l’attuale Governo continua a sostenere le fonti fossili e a rilanciare l’ipotesi del nucleare, trascurando le rinnovabili e dimenticando i 2,4 milioni di famiglie in povertà energetica. Mentre a livello globale gli investimenti in energia pulita, reti, accumuli ed efficienza hanno toccato 2.072 miliardi di dollari nel 2025, quasi il doppio di quelli legati a petrolio, gas e carbone, la politica nazionale appare miope. Negli ultimi dieci anni gli investimenti verdi sono cresciuti del 78,1% (da 1.163 miliardi nel 2015), e i lavoratori del settore nel mondo sono 16,6 milioni. Dati che smentiscono chi vuole tornare al nucleare e alle fossili, e che indicano con chiarezza la direzione del futuro.

Il paradosso della bolletta: la lezione spagnola ⚖️

Il costo dell’energia elettrica è il termometro più immediato della miopia energetica. Nei primi mesi del 2026, la bolletta italiana ha raggiunto 130,5 euro/MWh. Un valore insostenibile se confrontato con quelli di altri Paesi: Olanda 100,08 €/MWh, Germania 99,85, Francia 70,42 e, soprattutto, Spagna 42,51 €/MWh. La differenza abissale tra Roma e Madrid ha una spiegazione precisa: in Spagna il gas incide solo per il 15% sulla formazione del prezzo finale dell’energia, grazie agli imponenti investimenti in tecnologie pulite; in Italia il gas determina il prezzo per l’89% delle ore.

È esattamente qui che si inserisce la campagna “OK, la bolletta giusta. Prezzo zonale è giustizia sociale”. Il meccanismo del prezzo zonale, entrato in vigore solo parzialmente dal 1° gennaio 2025, consente di calcolare il costo dell’energia in base all’area di mercato e all’ora di produzione e consumo. Dove la penetrazione di rinnovabili, reti e accumuli è maggiore, famiglie e imprese pagherebbero meno. Si tratta di uno strumento di equità territoriale e di stimolo agli investimenti locali, che potrebbe abbattere le disuguaglianze e rafforzare l’accettazione sociale degli impianti.

Eppure, la sua piena attuazione è ancora in alto mare. Legambiente chiede di completare il percorso normativo senza ulteriori rinvii, coinvolgendo Governo, Parlamento e ARERA, e costruendo una coalizione di amministrazioni, imprese e associazioni favorevoli alla misura. Informare i cittadini sui vantaggi del prezzo zonale e favorire l’accoglienza politica delle rinnovabili sono gli assi portanti della campagna, che si snoderà lungo la Penisola con incontri, convegni e flash mob.

Le 15 proposte per sbloccare il futuro 📋🚀

Dalla fotografia impietosa dei ritardi e delle opportunità, l’associazione ambientalista ha distillato 15 proposte concrete, organizzate in quattro macro aree di intervento, rivolte al Governo.

  1. Sbloccare gli iter autorizzativi – Più risorse per gli uffici, tempi certi, procedure efficienti e digitalizzate. Senza un’accelerazione amministrativa, ogni gigawatt resta sulla carta.
  2. Accelerare la transizione – Puntare su più rinnovabili, incentivare il repowering degli impianti eolici e fotovoltaici più datati, investire massicciamente sulla rete di trasmissione e distribuzione.
  3. Ridurre i costi energetici – Introdurre pienamente il prezzo zonale, promuovere i contratti di lungo termine (PPA) legati alle rinnovabili, scorporare nel prezzo finale la componente gas da quella pulita, in modo che il costo in bolletta rifletta il vero mix di produzione.
  4. Coinvolgere i cittadini in processi partecipativi – Uscire progressivamente dalle fonti fossili con un percorso condiviso, avviare una seria politica di riqualificazione degli edifici in linea con la direttiva europea sulle case green, prevedendo incentivi accessibili a tutte le famiglie, a partire da quelle in difficoltà economica.

A queste proposte si aggiunge un richiamo alle Regioni, perché nell’approvare le normative sulle aree idonee non impongano freni e vincoli ingiustificati, ma aprano alle tecnologie pulite con criteri chiari e omogenei.

La dimensione circolare: quando il pannello smette di brillare ♻️☀️

Finora abbiamo parlato di produzione, accumulo e bolletta. Ma una transizione davvero sostenibile non può ignorare il fine vita delle tecnologie. Un parco solare di centinaia di migliaia di moduli, dopo 25-30 anni di esercizio, diventa una miniera urbana di vetro, alluminio, silicio e argento. Smaltirlo in discarica sarebbe un delitto ecologico ed economico. Per questo, l’esperienza dell’impianto in provincia di Siena che recupera i pannelli esausti è un modello da replicare su scala nazionale. Riciclare significa ridurre la pressione sulle materie prime critiche, creare nuove filiere industriali e abbattere l’impronta ambientale complessiva delle rinnovabili. Lo stesso vale per le pale eoliche e per le batterie al litio, che richiedono infrastrutture di raccolta e trattamento dedicate. La strategia circolare non è un accessorio, ma una componente essenziale della sovranità energetica e della resilienza del sistema. 🌍🔄

Oltre il 2030: la sfida della decarbonizzazione al 2040 🎯🏭

L’orizzonte del 2030 è imminente, ma non può essere l’ultima fermata. Per centrare gli impegni di decarbonizzazione al 2040, serviranno politiche ancora più ambiziose: elettrificazione dei consumi termici e industriali, diffusione delle comunità energetiche rinnovabili, digitalizzazione delle reti, integrazione tra mobilità elettrica e accumulo distribuito. L’Italia ha le competenze, le risorse solari ed eoliche, e un tessuto imprenditoriale vivace. Ciò che manca è una visione politica di lungo respiro, capace di mettere al centro il benessere delle persone e la stabilità del clima.

Il Presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani, ha sintetizzato così la sfida: “Le rinnovabili possono dare un contributo sostanziale al sistema energetico ma per far ciò è fondamentale snellire gli iter burocratici, investire su reti e accumuli, sviluppare i grandi impianti, troppo spesso oggetto di paure e falsi miti, e che in realtà portano benefici diretti e indiretti a livello nazionale e locale. È importante che il nostro Paese prenda a modello la Spagna, dove la bolletta registra il valore più basso proprio grazie agli investimenti in tecnologie pulite”.

Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente, ha aggiunto un tassello sociale: “Siamo un Paese troppo dipendente dalle fossili, e le conseguenze economiche per famiglie e imprese sono uno scotto troppo alto da pagare. Per questo lanciamo la campagna per il prezzo zonale: uno strumento che può rendere le bollette più eque, favorire la transizione e ridurre le diseguaglianze. Fondamentale che le Regioni, nell’approvare le norme sulle aree idonee, non mettano freni ma aprano alle tecnologie”.

La voce dei territori risuona nelle parole di Alice De Marco, Presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta: “Il Piemonte è oggi la terza regione più avanzata del Paese, con oltre 7.221 MW di potenza rinnovabile installata. L’idroelettrico supera i 3.075 MW e il fotovoltaico ha raggiunto circa 3.776 MW, affiancati da sistemi di accumulo rilevanti. Siamo al 41,8% dell’obiettivo 2030, ma occorre accelerare in modo deciso. Le aree idonee devono diventare uno strumento di semplificazione e pianificazione, favorendo lo sviluppo degli impianti in zone già compromesse, come siti industriali, cave e infrastrutture dismesse. Esperienze come quella di Trino dimostrano che le rinnovabili possono rigenerare territori, creare partecipazione e produrre benefici ambientali e sociali tangibili”.

La transizione è adesso, e conviene 🌿✨

L’Italia delle rinnovabili esiste, cresce e crea lavoro. Ma rischia di restare intrappolata in una narrazione vecchia, fatta di scetticismo, complessità autorizzative e resistenze locali spesso alimentate dalla disinformazione. I dati dicono che accelerare conviene a tutti: cittadini, imprese, territori, generazioni future. Il prezzo zonale è la chiave per rendere visibile questo vantaggio direttamente in bolletta, traducendo ogni nuovo impianto in risparmio reale e giustizia sociale.

Occorre uno scatto collettivo. Le 15 proposte sul tavolo del Governo sono concrete e percorribili. Le 11 storie simbolo dimostrano che è possibile. Ora tocca alla politica, alle Regioni, ai Comuni, alle aziende e a ciascuno di noi fare la propria parte. Perché la migliore energia è quella che non brucia il futuro.

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