
Quando un cittadino diventa guardiano del fiume
Ogni anno circa 11 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani del mondo. un numero che appare astratto, inimmaginabile, finché non si scopre che l’80% di questi rifiuti proviene dai fiumi, i grandi canali di trasporto che portano la plastica dalle città direttamente al mare. nel 2024, oltre 300 milioni di tonnellate di rifiuti plastici sono finite nell’ambiente globale, di cui circa 20 milioni direttamente in fiumi, laghi e oceani, secondo i dati riportati da Economy Magazine. 🌍
Ma se questi numeri descrivono una crisi planetaria, c’è una storia che racconta qualcosa di diverso: la possibilità concreta di agire, anche partendo da risorse minime e dalla determinazione di una sola persona. questa storia ha un protagonista, Diego Saldanha, un ex venditore ambulante di frutta a Curitiba, capitale dello stato brasiliano del Paraná, che nel 2016 ha deciso di smettere di assistere passivamente al degrado del fiume Atuba e ha costruito con le proprie mani un’eco-barriera galleggiante per intercettare la plastica prima che raggiunga l’oceano.
La sua invenzione, costata appena 190 dollari (circa 1.000 reais brasiliani), è diventata un simbolo internazionale di attivismo ambientale dal basso, innovazione sostenibile low-cost e dimostrazione tangibile che non servono tecnologie sofisticate o budget milionari per fare davvero la differenza. in un decennio di attività, Diego ha rimosso dal fiume Atuba oltre 15 tonnellate di rifiuti, dedicando tre giorni a settimana alla pulizia del corso d’acqua che ha segnato la sua infanzia e che ora sta cercando di salvare per i suoi figli 👨👧👦
Questa è la storia di come un cittadino ordinario ha trasformato la frustrazione e l’amore per il proprio territorio in un progetto concreto di rigenerazione ambientale, ispirando comunità locali e istituzioni e dimostrando che l’attivismo civico può essere la risposta più efficace quando le politiche pubbliche tardano ad arrivare.
Il fiume Atuba e la crisi dei corsi d’acqua brasiliani
Il fiume Atuba è un corso d’acqua relativamente breve, circa 23 chilometri, che scorre nella regione metropolitana di Curitiba, nello stato meridionale del Paraná, in Brasile. affluente del fiume Iguaçu (celebre per le spettacolari cascate dell’Iguazu, patrimonio mondiale UNESCO), l’Atuba attraversa zone densamente urbanizzate, raccogliendo lungo il suo percorso i rifiuti solidi urbani che cittadini incivili e carenze infrastrutturali abbandonano sulle sue sponde o che finiscono trascinati dalla pioggia nelle sue acque 🏙️
La situazione dell’Atuba riflette una crisi ambientale più ampia che affligge i fiumi brasiliani. secondo i dati della fondazione Sos Mata Atlantica, che monitora 90 corsi d’acqua urbani in tutto il Brasile, 35 milioni di brasiliani non hanno accesso all’acqua potabile, soltanto il 46% delle acque reflue del paese viene trattato e oltre il 60% delle malattie che portano a ricoveri nel sistema sanitario nazionale (Sistema Único de Saúde) sono causate da acqua contaminata.
I fiumi urbani brasiliani sono diventati vere e proprie discariche a cielo aperto: bottiglie di plastica, sacchetti, contenitori per alimenti, pneumatici, elettrodomestici dismessi, materiali da costruzione. tutto ciò che la società dei consumi produce e dimentica finisce trascinato dalle piogge tropicali verso i corsi d’acqua, che a loro volta trasportano questi rifiuti verso l’oceano Atlantico, contribuendo all’inquinamento marino globale.
Come racconta Diego Saldanha in un’intervista rilasciata al quotidiano online Terra.com: “l’Atuba è un fiume importante per me, ha fatto parte della mia infanzia. con il passare del tempo, ho iniziato a vedere questo fiume morire poco a poco e ho deciso di agire e fare qualcosa di utile per la società.”
Questa testimonianza evidenzia un aspetto fondamentale dell’attivismo ambientale: il legame affettivo con il territorio come motore di azione. Diego non è un esperto in ingegneria ambientale, non ha una formazione accademica specifica, ma possiede qualcosa di altrettanto importante: la memoria di un fiume vivo, pulito, frequentato, e il desiderio di restituire quella bellezza e quella funzionalità ecologica alle generazioni future 💚
L’invenzione: un’eco-barriera artigianale ed efficace
Nel 2016, stanco di assistere al progressivo degrado del fiume Atuba, Diego Saldanha ha deciso di passare dall’osservazione all’azione. la sua prima eco-barriera era una struttura estremamente semplice: una serie di serbatoi di plastica da 50 litri, probabilmente recuperati o acquistati a basso costo, legati insieme e ancorati a una rete protettiva posizionata trasversalmente rispetto alla corrente del fiume.
Il principio di funzionamento è tanto elementare quanto efficace: i serbatoi galleggianti creano una barriera fisica che intercetta i rifiuti trasportati dalla corrente, mentre la rete sottostante impedisce che materiali più piccoli o semi-sommersi passino attraverso. una volta accumulati contro la barriera, i rifiuti possono essere raccolti manualmente e rimossi dal corso d’acqua prima che proseguano il loro viaggio verso il fiume Iguaçu e, eventualmente, verso l’oceano Atlantico 🛠️
Il costo complessivo di questa prima versione era di circa 190 dollari, una cifra irrisoria se confrontata con le tecnologie di bonifica fluviale convenzionali, che richiedono macchinari pesanti, squadre specializzate e budget consistenti. Diego ha investito i propri risparmi, senza attendere finanziamenti pubblici o supporto istituzionale, dimostrando che l’innovazione sostenibile può essere accessibile ed economica.
Come evidenziato da un articolo di Rinnovabili.it dedicato alle barriere antiplastica sui fiumi, queste soluzioni galleggianti vengono fissate alla sponda dei corsi d’acqua e sono concepite specificamente per intercettare i rifiuti galleggianti. se implementate su larga scala, possono trattenere tonnellate di rifiuti all’anno, riducendo drasticamente l’inquinamento che raggiunge gli ecosistemi marini.
Ma l’aspetto più interessante del progetto di Diego non è solo la semplicità tecnica della soluzione, ma la sua capacità di evolversi nel tempo. anno dopo anno, Diego ha migliorato la barriera, adattandola alle condizioni specifiche del fiume, alle variazioni stagionali del flusso d’acqua, ai diversi tipi di rifiuti intercettati. oggi l’eco-barriera dell’Atuba conta quattro zattere galleggianti e una gru che solleva un grande sacco dove i rifiuti vengono sistemati progressivamente durante le operazioni di raccolta, ottimizzando l’efficienza del lavoro manuale 🏗️
Questa evoluzione incrementale rappresenta un modello di innovazione “dal basso” (grassroots innovation) estremamente rilevante nel contesto della sostenibilità: partire da soluzioni semplici, testarle sul campo, raccogliere feedback dall’esperienza diretta, migliorare progressivamente il design senza necessità di grandi investimenti iniziali.
Dieci anni di dedizione: i numeri dell’impatto
Dall’avvio del progetto nel 2016 fino al 2026, Diego Saldanha ha rimosso dal fiume Atuba oltre 15 tonnellate di rifiuti solidi. nei primi cinque anni di attività, ha raccolto circa 10 tonnellate, con una media mensile di 150 chilogrammi di scarti, secondo quanto riportato dal sito Sorgenia Up in un articolo dedicato alla sua battaglia contro l’inquinamento fluviale 📊
Questi numeri, pur non essendo paragonabili alle quantità industriali di plastica che ogni anno raggiungono gli oceani, rappresentano un impatto significativo su scala locale. quindici tonnellate di rifiuti sono migliaia di bottiglie, contenitori, sacchetti, oggetti di plastica che non hanno raggiunto il fiume Iguaçu, non sono finiti nell’oceano Atlantico, non si sono frammentati in microplastiche che avrebbero contaminato la catena alimentare marina.
Ma l’impatto di Diego va ben oltre i chilogrammi di plastica rimossa. la sua dedizione costante – tre giorni a settimana sul fiume, indipendentemente dalle condizioni meteo, per un intero decennio – ha trasformato l’eco-barriera in un simbolo visibile di cura del territorio, in un punto di riferimento educativo per la comunità locale e in un richiamo all’azione per altre persone e organizzazioni.
Come ha raccontato lo stesso Diego in diverse interviste, il progetto è iniziato come iniziativa personale finanziata con le proprie risorse, ma col tempo ha costruito una comunità digitale significativa. oggi, sommando tutte le piattaforme social (Instagram, Facebook, TikTok, YouTube), il numero di follower supera 1,5 milioni di persone. questa visibilità mediatica ha trasformato Diego da semplice attivista locale a figura nazionale, ottenendo persino un servizio sul Jornal Nacional, il principale telegiornale serale brasiliano, trasmesso in diretta nazionale dal 1969 📺
La potenza comunicativa del suo esempio risiede nella replicabilità della soluzione: se Diego con 190 dollari e tanta determinazione è riuscito a fare questo su un fiume, cosa potrebbero fare centinaia di cittadini attivi su altrettanti corsi d’acqua? cosa potrebbero realizzare amministrazioni locali che decidessero di investire budget anche modesti in soluzioni simili?
Il museo della spazzatura: educare mostrando il problema
Consapevole che la rimozione fisica dei rifiuti non è sufficiente se non si interviene anche sulle cause culturali e comportamentali dell’inquinamento, Diego Saldanha ha creato il “museo della spazzatura”, uno spazio dove espone gli oggetti più insoliti, curiosi o inquietanti pescati nel tempo dalle acque del fiume Atuba 🏛️
Questa iniziativa pedagogica trasforma i rifiuti da problema invisibile (una volta finiti in acqua, spariscono dalla vista e dalla coscienza collettiva) a evidenza tangibile dell’impatto delle nostre scelte quotidiane. vedere accumulate in un unico luogo centinaia di bottiglie, contenitori, oggetti di uso comune abbandonati con leggerezza produce un effetto di consapevolezza che nessuna campagna pubblicitaria potrebbe ottenere.
Il museo funziona come strumento di educazione ambientale per scolaresche, famiglie, gruppi di cittadini. inoltre, in prossimità dell’eco-barriera è stato allestito un ponte pedonale dove vengono ospitate regolarmente classi scolastiche, che possono osservare direttamente lo stato di inquinamento del corso d’acqua e assistere alle operazioni di raccolta dei rifiuti.
Questa dimensione educativa è fondamentale per generare un cambiamento culturale duraturo. come sottolineano numerosi studi sulla citizen science e sull’attivismo ambientale, il coinvolgimento diretto delle comunità locali nella rilevazione e nel monitoraggio dei problemi ambientali produce maggiore consapevolezza, senso di responsabilità e propensione a modificare i propri comportamenti rispetto a campagne informative unidirezionali 🎓
Diego ha abbandonato l’attività di venditore ambulante di frutta per dedicarsi a tempo pieno alla sostenibilità ambientale, trasformando la sua passione in missione di vita. la sua motivazione dichiarata è duplice: da un lato, ripristinare la salubrità del fiume Atuba, restituendo dignità ecologica a un corso d’acqua che aveva segnato la sua infanzia; dall’altro, lasciare un ambiente più pulito ai propri figli, incarnando concretamente il principio di giustizia intergenerazionale che dovrebbe guidare ogni politica ambientale.
Le barriere galleggianti: una soluzione globale contro l’inquinamento fluviale
L’eco-barriera ideata da Diego Saldanha non è un caso isolato di genialità individuale, ma si inserisce in un movimento più ampio di soluzioni low-tech per intercettare la plastica nei fiumi prima che raggiunga gli oceani. diverse organizzazioni internazionali, startup sociali e amministrazioni locali hanno sviluppato tecnologie simili, con variazioni progettuali ma principio comune: bloccare i rifiuti alla fonte, dove sono ancora concentrati e più facilmente recuperabili 🌐
L’organizzazione no-profit Ocean Cleanup, fondata nel 2013 dall’allora diciannovenne olandese Boyan Slat, ha reso celebre questo approccio sviluppando sistemi di intercettazione sia per i fiumi che per gli oceani. nel corso degli anni, Ocean Cleanup ha recuperato oltre 200.000 chilogrammi di rifiuti dalle acque oceaniche e ha implementato sistemi di barriere su fiumi critici come il Rio Las Vacas in Guatemala, uno dei corsi d’acqua più inquinati al mondo.
Come riporta GreenMe in un articolo dedicato proprio al confronto tra le diverse scale di intervento, mentre Ocean Cleanup affronta sfide colossali con tecnologie avanzate e budget significativi, Diego Saldanha dimostra che anche un individuo può fare la differenza con risorse minime, ricordando l’importanza di investire in soluzioni sostenibili per preservare gli oceani in tutto il mondo.
Un report di Rinnovabili.it sulle barriere antiplastica evidenzia che questi sistemi, se implementati sistematicamente sui fiumi più inquinanti, potrebbero trattenere tonnellate di rifiuti all’anno, riducendo drasticamente il flusso di plastica verso gli ecosistemi marini. lo studio citato nell’articolo sottolinea che circa l’80% della plastica oceanica proviene dai fiumi, e che oltre 1.000 corsi d’acqua sono responsabili della maggior parte di questo inquinamento globale 🔬
In Italia, il fiume Po è tra i principali veicoli di plastica verso il mare Adriatico, dove il 62% dei rifiuti marini ha origine fluviale. oltre il 57% dei corsi d’acqua italiani non è in buono stato ecologico, secondo dati riportati da Ultima Voce. questo contesto evidenzia come soluzioni simili a quella di Diego potrebbero essere implementate efficacemente anche nel nostro paese, coinvolgendo comunità locali, associazioni ambientaliste e amministrazioni in progetti di monitoraggio e intercettazione dei rifiuti plastici fluviali.
La replicabilità e la scalabilità delle barriere galleggianti low-cost rappresentano uno dei loro maggiori vantaggi strategici. non richiedono infrastrutture complesse, possono essere adattate alle dimensioni e alle caratteristiche specifiche di ciascun corso d’acqua, possono essere gestite da volontari formati o da piccoli team operativi, possono essere finanziate con budget comunali modesti o campagne di crowdfunding.
Citizen science e attivismo ambientale: il potere dell’azione dal basso
La storia di Diego Saldanha si inserisce in un paradigma più ampio di partecipazione civica alla tutela ambientale, spesso definito “citizen science” quando assume caratteristiche di raccolta dati e monitoraggio scientifico, o semplicemente “attivismo ambientale dal basso” quando si concentra su azioni concrete di bonifica e rigenerazione 👥
La citizen science, letteralmente “scienza dei cittadini”, si riferisce al coinvolgimento attivo di non professionisti in progetti di ricerca scientifica. nel contesto ambientale, questo può includere il monitoraggio della qualità dell’acqua, la mappatura collaborativa dei rifiuti, la documentazione fotografica dei fenomeni di inquinamento, la raccolta di campioni per analisi di laboratorio. secondo il rapporto “Le Buone pratiche dei territori 2025/2026” di ASviS, la citizen science rappresenta uno strumento fondamentale per migliorare la conoscenza dei fenomeni ambientali locali e per rafforzare il senso di responsabilità e appartenenza delle comunità.
Diego non conduce ricerca scientifica in senso stretto, ma la sua attività produce comunque dati preziosi: tipologia e quantità dei rifiuti intercettati, variazioni stagionali, correlazioni con eventi meteorologici o festività. questi dati, se sistematizzati, potrebbero informare politiche pubbliche più efficaci di gestione dei rifiuti urbani e di educazione ambientale.
L’attivismo dal basso, quando sostenuto da costanza e visibilità mediatica, può generare pressione positiva su istituzioni e aziende. la vicenda di Diego ha attirato l’attenzione dei media nazionali brasiliani, ha ispirato altre iniziative simili in diverse regioni del paese, ha sensibilizzato migliaia di persone attraverso i social media. questo tipo di impatto culturale e politico è spesso più significativo dell’impatto materiale diretto (le 15 tonnellate di rifiuti rimossi), perché innesca processi di cambiamento più ampi e duraturi 📢
Come scriveva il poeta e saggista uruguayano Eduardo Galeano in una citazione che circola spesso negli ambienti dell’attivismo sociale e ambientale: “l’utopia è all’orizzonte. mi avvicino di due passi e lei si distanzia di due passi. cammino 10 passi e l’orizzonte corre 10 passi. per quanto io cammini non la raggiungerò mai. a che serve l’utopia? serve a questo: a camminare.”
Diego Saldanha incarna perfettamente questo spirito: sa che da solo non può risolvere la crisi globale dell’inquinamento da plastica, ma questo non lo ferma. continua a camminare, a lavorare, a rimuovere rifiuti, a sensibilizzare, a migliorare la sua barriera, a educare le giovani generazioni. e in questo cammino costante, crea un percorso che altri possono seguire.
La connessione con le cascate dell’Iguazu: proteggere un patrimonio mondiale
Uno degli aspetti che conferiscono particolare rilevanza ambientale al lavoro di Diego Saldanha è il fatto che il fiume Atuba è affluente del fiume Iguaçu, che a sua volta alimenta le celebri cascate dell’Iguazu, uno dei sistemi di cascate più spettacolari e maestosi del pianeta, dichiarato patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO nel 1984 🏞️
Le cascate dell’Iguazu, situate al confine tra Brasile e Argentina, sono composte da circa 275 salti d’acqua distribuiti su un fronte di quasi 3 chilometri, con un’altezza massima di 82 metri. rappresentano un ecosistema di straordinaria biodiversità, una risorsa turistica fondamentale per l’economia locale e un simbolo naturale di rilevanza internazionale.
Ogni rifiuto che Diego intercetta sul fiume Atuba è un rifiuto che non raggiunge il fiume Iguaçu e che, di conseguenza, non arriva alle cascate. anche se la quantità di plastica bloccata da un singolo attivista appare minima rispetto ai flussi complessivi, il valore simbolico e pratico di questa azione è enorme: dimostra che proteggere un patrimonio mondiale inizia dalla cura quotidiana dei piccoli affluenti urbani, dalle azioni concrete dei cittadini, dalla responsabilità individuale e collettiva.
Questo legame tra locale e globale, tra gesto individuale e protezione di ecosistemi di rilevanza planetaria, è uno dei messaggi più potenti della storia di Diego. troppo spesso i grandi problemi ambientali vengono percepiti come astratti, distanti, affrontabili solo da governi e organizzazioni internazionali. Diego dimostra il contrario: ogni territorio ha i suoi Diego potenziali, ogni fiume ha bisogno di guardiani, ogni comunità può attivarsi per proteggere ciò che ama 💙
Soluzioni low-cost e innovazione frugale per la sostenibilità
L’eco-barriera di Diego Saldanha rappresenta un esempio perfetto di quella che gli studiosi di innovazione definiscono “innovazione frugale” o “jugaad innovation” (termine hindi che indica soluzioni creative con risorse limitate): l’arte di fare di più con meno, di risolvere problemi complessi con mezzi semplici, di democratizzare l’accesso alle tecnologie ambientali 🔧
Mentre i sistemi di bonifica fluviale convenzionali richiedono macchinari pesanti, squadre specializzate, costi operativi elevati e tempi di implementazione lunghi, la soluzione di Diego può essere replicata in pochi giorni, con materiali facilmente reperibili, competenze tecniche minime e budget irrisori. questa accessibilità è fondamentale soprattutto nei contesti di paesi in via di sviluppo o di comunità con risorse economiche limitate, dove le tecnologie sofisticate rimangono inaccessibili.
Il costo di 190 dollari per l’eco-barriera iniziale rappresenta una frazione infinitesimale rispetto ai budget tipici dei progetti di bonifica ambientale. per fare un confronto, molte amministrazioni comunali spendono decine o centinaia di migliaia di euro per campagne di pulizia fluviale che producono risultati temporanei, mentre una barriera permanente potrebbe intercettare i rifiuti continuativamente con costi di manutenzione minimi.
Questa riflessione apre questioni importanti sulle politiche ambientali: perché le istituzioni investono così raramente in soluzioni low-tech, partecipative e a basso costo? perché l’innovazione ambientale viene spesso associata esclusivamente a tecnologie complesse e costose? come potrebbero le amministrazioni locali supportare e moltiplicare iniziative come quella di Diego, fornendo supporto logistico, riconoscimento istituzionale e piccoli finanziamenti? 💡
La risposta a queste domande potrebbe trasformare radicalmente l’approccio alla tutela ambientale, spostandolo da un modello centralizzato e tecnocratico a uno distribuito, partecipativo e radicato nei territori. non si tratta di sostituire le grandi politiche pubbliche con l’attivismo individuale, ma di integrarle, creando sinergie tra azione istituzionale e iniziativa civica.
Replicare il modello: come ogni comunità può avere il suo Diego
Una delle domande più frequenti che emergono ascoltando la storia di Diego Saldanha è: come possiamo replicare questo modello in altri contesti? cosa serve perché in ogni comunità emerga un guardiano del fiume locale? quali condizioni favoriscono l’attivismo ambientale efficace? 🌍
La risposta non è semplice, perché l’azione di Diego nasce da una combinazione di fattori personali (motivazione, legame affettivo con il territorio, disponibilità di tempo, resilienza di fronte alle difficoltà) e contestuali (presenza di un problema ambientale visibile, possibilità tecnica di intervenire, assenza di ostacoli burocratici insormontabili, disponibilità di alcuni mezzi economici).
Tuttavia, alcune condizioni facilitanti possono essere create intenzionalmente da istituzioni, associazioni, educatori:
Educazione ambientale territoriale: sviluppare nei giovani e negli adulti la conoscenza e l’amore per i propri ecosistemi locali (fiumi, boschi, coste) attraverso esperienze dirette, visite guidate, progetti scolastici. chi conosce e ama un luogo è più motivato a proteggerlo.
Semplificazione burocratica: eliminare ostacoli normativi che impediscono ai cittadini di intervenire per la cura dei beni comuni ambientali. in molti paesi, installare una barriera su un fiume richiederebbe permessi, autorizzazioni, valutazioni di impatto che scoraggiano l’iniziativa individuale. servono normative che facilitino l’attivismo ambientale responsabile.
Supporto tecnico e logistico: le amministrazioni locali potrebbero creare hub di supporto per attivisti ambientali, fornendo consulenza tecnica, accesso a materiali, supporto nella progettazione, visibilità mediatica. piccoli contributi istituzionali possono moltiplicare l’efficacia dell’iniziativa individuale.
Riconoscimento sociale: celebrare pubblicamente le persone che si dedicano alla cura del territorio, come è avvenuto per Diego con il servizio televisivo nazionale. il riconoscimento sociale incentiva l’impegno personale e ispira altri a seguire l’esempio.
Reti di attivisti: facilitare la creazione di reti, scambi di esperienze, piattaforme di condivisione tra persone impegnate in progetti simili. l’isolamento scoraggia, la comunità rinforza. 🤝
Replicare il modello Diego non significa clonare esattamente la sua barriera, ma comprendere i principi che l’hanno resa possibile: partire dal locale, usare risorse accessibili, agire con costanza, comunicare e educare, coinvolgere la comunità, non attendere che qualcun altro risolva il problema.
Dai rifiuti alla speranza, una tonnellata alla volta
La storia di Diego Saldanha e della sua eco-barriera sul fiume Atuba ci ricorda una verità fondamentale spesso dimenticata nella retorica ambientalista: il cambiamento non avviene solo attraverso grandi accordi internazionali, leggi nazionali, tecnologie rivoluzionarie. avviene anche, e forse soprattutto, attraverso l’azione quotidiana di persone comuni che decidono di prendersi cura del proprio pezzo di mondo 🌟
Quindici tonnellate di rifiuti rimossi in un decennio possono sembrare una goccia nell’oceano di fronte agli 11 milioni di tonnellate di plastica che ogni anno raggiungono i mari. ma quelle quindici tonnellate sono migliaia di bottiglie che non hanno soffocato pesci, sacchetti che non si sono trasformati in microplastiche, contenitori che non hanno inquinato le spiagge.
E ancora più importante: quelle quindici tonnellate hanno ispirato 1,5 milioni di persone sui social media, hanno educato centinaia di studenti attraverso il museo della spazzatura e le visite scolastiche, hanno dimostrato che soluzioni economiche ed efficaci esistono, hanno messo pressione su istituzioni e aziende per agire, hanno dato speranza concreta che il cambiamento sia possibile.
Diego ha trasformato la frustrazione di vedere un fiume morire in energia costruttiva. ha dimostrato che non serve essere ingegneri, scienziati o politici per contribuire alla soluzione. serve amore per il proprio territorio, creatività nell’uso delle risorse disponibili, costanza nell’impegno, coraggio di agire anche senza certezza di successo.
La sua eco-barriera da 190 dollari vale molto più del suo costo materiale. vale come simbolo di resistenza al degrado, come prova che l’economia circolare può iniziare dall’intercettazione dei rifiuti prima che diventino inquinamento, come dimostrazione che la custodia ambientale è responsabilità e possibilità di ciascuno.
Come diceva Eduardo Galeano, l’utopia serve a continuare a camminare. Diego Saldanha cammina da dieci anni lungo le sponde del fiume Atuba, rimuovendo plastica, costruendo consapevolezza, piantando semi di cambiamento. il suo esempio ci invita a chiederci: qual è il nostro fiume? quale pezzo di mondo attende che noi ce ne prendiamo cura? quanto siamo disposti a investire – in tempo, energie, piccole risorse economiche – per lasciare un ambiente migliore alle generazioni future?
Le risposte a queste domande non sono nei manuali di politica ambientale o nelle conferenze internazionali sul clima. sono nelle mani sporche di fango e plastica di un ex venditore di frutta brasiliano che ha scelto di diventare guardiano del proprio fiume. e in tutte le mani che, ispirate dal suo esempio, decideranno di fare lo stesso 🙌
