Fine dell’Era dello Spreco: L’Europa Vieta la Distruzione dei Vestiti Invenduti e Rilancia la Moda Circolare 👗♻️

Dal 19 luglio 2026, distruggere abiti e scarpe nuovi per liberare i magazzini non sarà più legale nell’Unione Europea. Un cambiamento epocale che segna la fine di una delle pratiche più controverse del fast fashion: quella di incenerire o smaltire milioni di capi mai indossati per proteggere il valore del brand o gestire il surplus produttivo. 🚫🔥

I numeri dello spreco sono sconcertanti: ogni anno, tra il 4% e il 9% dei prodotti tessili viene distrutto prima ancora di raggiungere un consumatore, generando circa 5,6 milioni di tonnellate di CO₂ – l’equivalente delle emissioni nette annuali della Svezia. Capi nuovi, perfettamente utilizzabili, trasformati in rifiuti per dinamiche di mercato che non tengono conto dei limiti del pianeta. 🌍💔

Ma il 2026 rappresenta molto più di un divieto. È l’anno in cui l’Europa compie un salto di paradigma verso l’economia circolare nella moda, introducendo la Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per i tessili, obblighi di trasparenza sulla gestione degli invenduti, e un quadro normativo che costringe l’industria a ripensare completamente i suoi modelli produttivi. Un’industria che vale centinaia di miliardi ma che ha un costo ambientale e sociale insostenibile. 👕🌱

In questo articolo esploreremo cosa cambia concretamente con le nuove normative, perché il fast fashion è arrivato al capolinea, quali opportunità si aprono per l’economia circolare, e come l’Italia – tra le prime in Europa – sta implementando queste trasformazioni. Una rivoluzione silenziosa ma potente, che ridisegna il futuro di uno dei settori più inquinanti al mondo. ♻️✨

Il Fast Fashion: Anatomia di un Disastro Ambientale

I Numeri dell’Insostenibilità

Prima di capire perché l’Europa ha deciso di agire con fermezza, è necessario comprendere l’impatto devastante dell’industria della moda sull’ambiente. I dati sono impressionanti e allarmanti:

Emissioni di CO₂: L’industria della moda è responsabile del 10% delle emissioni globali di gas serra, più di tutti i voli internazionali e il trasporto marittimo messi insieme. 🌡️✈️

Consumo d’acqua: Servono circa 93 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno per produrre abbigliamento. Per fare un confronto, una singola t-shirt di cotone richiede circa 2.700 litri d’acqua – l’equivalente di quanto beve una persona in 2,5 anni. 💧👕

Rifiuti tessili: Ogni anno nell’Unione Europea vengono gettati oltre 5 milioni di tonnellate di prodotti tessili. L’80% di questi finisce in discarica o inceneritori. Solo il 20% viene raccolto per riutilizzo o riciclo. 🗑️

Microplastiche: Il lavaggio di capi sintetici rilascia circa 500.000 tonnellate di microfibre nell’oceano ogni anno – l’equivalente di 50 miliardi di bottiglie di plastica. Queste microplastiche entrano nella catena alimentare e sono state trovate nel sangue umano, nella placenta e negli organi. 🌊🔬

Utilizzo di risorse: Per produrre 1 kg di tessuto servono mediamente 23 kg di gas serra, considerando l’intera filiera dalla coltivazione del cotone o produzione di fibre sintetiche fino al prodotto finito. 📊⚖️

Il Modello del Fast Fashion

Il fast fashion – letteralmente “moda veloce” – è il modello produttivo emerso negli anni ’90 e esploso nel XXI secolo, basato su:

  • Cicli rapidissimi: Dalle 12-24 collezioni all’anno (una ogni 2-4 settimane)
  • Prezzi bassissimi: Produzione delocalizzata in paesi a basso costo del lavoro
  • Qualità ridotta: Capi progettati per durare una stagione, non anni
  • Volumi enormi: Sovrapproduzione sistematica per garantire disponibilità
  • Obsolescenza veloce: Cambio rapido delle tendenze per spingere nuovi acquisti 🏭💸

Aziende leader del fast fashion producono miliardi di capi all’anno. Solo per fare un esempio, alcune catene immettono sul mercato oltre 10.000 nuovi modelli ogni settimana. Una velocità incompatibile con qualsiasi logica di sostenibilità.

Costo Umano e Sociale

Ma i danni non sono solo ambientali. L’industria della moda impiega circa 60 milioni di persone nel mondo, molte delle quali in condizioni di lavoro precarie:

  • Salari da fame: In molti paesi produttori, i lavoratori tessili guadagnano meno del salario minimo vitale
  • Orari massacranti: Giornate lavorative di 14-16 ore sono la norma
  • Assenza di sicurezza: Il crollo del Rana Plaza in Bangladesh nel 2013 (1.134 morti) ha mostrato le condizioni drammatiche
  • Lavoro minorile: Ancora diffuso in diverse parti della filiera globale 👷‍♀️⚠️

Secondo le stime, l’industria della moda impiega circa 170 milioni di bambini in varie fasi della produzione, dalla coltivazione del cotone alla cucitura. Un costo umano intollerabile.

La Normativa Europea: Cosa Cambia dal 2026

Il Divieto di Distruzione: Regolamento ESPR

Il Regolamento (UE) 2024/1781, noto come ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation), entrato in vigore nel luglio 2024, introduce il divieto di distruzione per abbigliamento, accessori e calzature invenduti. 📜⚖️

Timeline di applicazione:

  • 19 luglio 2026: Divieto per le grandi imprese
  • 19 luglio 2030: Divieto per le medie imprese
  • Micro e piccole imprese: Escluse dagli obblighi di comunicazione ma coinvolte nel quadro generale di sostenibilità

Eccezioni ammesse (con onere della prova documentale):

  • Motivi di salute, igiene e sicurezza
  • Danni non riparabili economicamente
  • Inidoneità all’uso previsto
  • Mancata accettazione dei prodotti offerti in donazione
  • Impossibilità di preparazione per riutilizzo/rigenerazione
  • Violazioni di proprietà intellettuale (contraffazione)
  • Casi in cui la distruzione rappresenti l’opzione a minor impatto ambientale complessivo 📋✅

Cruciale: l’impresa dovrà conservare documentazione giustificativa per 5 anni e renderla disponibile alle autorità in caso di controlli. Non basterà invocare la deroga genericamente.

Obbligo di Trasparenza

Accanto al divieto, la Commissione ha adottato un formato standard per la comunicazione dei dati sugli invenduti. Le imprese dovranno rendicontare:

  • Numero e peso dei prodotti distrutti
  • Motivazioni dello smaltimento
  • Eventuali deroghe applicate
  • Misure adottate per prevenire la distruzione 📊📈

Il nuovo schema entrerà in vigore da febbraio 2027, dopo una fase di transizione di 12 mesi. L’obiettivo è rendere comparabili i dati tra Stati membri e creare una base informativa trasparente su un fenomeno finora poco tracciato.

La Responsabilità Estesa del Produttore (EPR)

La Direttiva (UE) 2025/1892, entrata in vigore il 16 ottobre 2025 e che dovrà essere recepita entro il 17 giugno 2027 dai vari Paesi membri, introduce l’obbligo di EPR per il settore tessile. 🏛️

Cosa significa in pratica:

Le industrie tessili e i marchi di moda dovranno pagare una tariffa eco-modulata per contribuire a finanziare:

  • Raccolta differenziata dei tessili
  • Cernita e selezione dei prodotti raccolti
  • Trattamento e riciclo dei materiali
  • Infrastrutture per l’economia circolare 💰♻️

La tariffa sarà modulata in base a:

  • Durabilità del prodotto
  • Riparabilità del capo
  • Contenuto di materiali riciclati
  • Riciclabilità a fine vita
  • Uso di sostanze chimiche dannose

In pratica: chi produce capi più sostenibili, progettati per durare e facili da riciclare, pagherà meno. Chi produce fast fashion di bassa qualità pagherà di più. Un incentivo economico concreto alla sostenibilità. 💡🌱

L’Italia Anticipa: EPR al Via nel Primo Trimestre 2026

L’Italia è tra i primi paesi europei a muoversi concretamente. Come annunciato da Laura D’Aprile, direttrice del Dipartimento per la transizione ecologica del Ministero dell’Ambiente, l’EPR tessile dovrebbe entrare in vigore già nel primo trimestre del 2026.🚀

I sei consorzi di settore nati in Italia dopo l’introduzione della raccolta differenziata obbligatoria dei tessili nel 2022 hanno accolto con favore questo impegno, sottolineando però l’urgenza della pubblicazione dello specifico decreto attuativo.

L’EPR italiano, come richiesto dal settore tessile-moda made in Italy, non sarà solo finanziario ma anche organizzativo. In altre parole, i produttori non dovranno solo pagare una tariffa, ma anche contribuire attivamente all’organizzazione e gestione del sistema di raccolta e riciclo. Un modello più completo e responsabilizzante. 🔧📦

Perché Questo Cambia Tutto per l’Industria

Fine della Sovrapproduzione Come Modello

Il divieto di distruzione degli invenduti colpisce al cuore il modello di business del fast fashion, che si basava su:

  1. Sovrapprodurre sistematicamente per garantire disponibilità di taglie, colori e modelli
  2. Svendere parte degli invenduti a fine stagione
  3. Distruggere il resto per evitare che finisse sul mercato secondario a prezzi svalutati, danneggiando il brand 🏭🔥

Con il divieto, questo modello diventa illegale e antieconomico. Le aziende dovranno:

  • Produrre quantità più vicine alla domanda reale (produzione su previsione più accurata)
  • Investire in sistemi di analisi predittiva dei trend e delle vendite
  • Adottare modelli più flessibili (produzioni on-demand, lotti ridotti)
  • Gestire responsabilmente le eccedenze (donazione, rigenerazione, riciclo) 📊💻

Trasparenza Come Leva Competitiva

L’obbligo di rendicontazione standardizzata trasforma la gestione degli invenduti da “problema nascosto” a elemento di accountability pubblica. 📢

Investitori, consumatori, ONG e media potranno confrontare le performance delle aziende su:

  • Quanti capi producono vs. quanti vendono
  • Come gestiscono le eccedenze
  • Quanto investono in prevenzione della sovrapproduzione
  • Quali pratiche di economia circolare adottano 🔍📈

Questa trasparenza creerà una pressione reputazionale potente, premiando chi fa meglio e penalizzando chi continua con pratiche insostenibili.

Costi e Investimenti Necessari

La transizione non sarà indolore. Le aziende dovranno investire in:

Tecnologie digitali:

  • Sistemi di forecasting avanzato basati su AI e big data
  • Tracciabilità digitale dei prodotti (digital product passport)
  • Piattaforme di gestione delle eccedenze
  • Sistemi di reporting standardizzato 💻🤖

Riorganizzazione logistica:

  • Partnership con operatori del riuso e riciclo
  • Infrastrutture per la raccolta e selezione
  • Canali di vendita per prodotti rigenerati
  • Reverse logistics per gestire resi e fine vita 🚚📦

Riprogettazione prodotti:

  • Design for circularity: capi più duraturi, riparabili, smontabili
  • Materiali riciclabili e compostabili
  • Eliminazione di elementi difficili da riciclare (bottoni incollati, applicazioni miste)
  • Passaporto digitale con informazioni su composizione e fine vita 🎨♻️

Secondo le stime, questi investimenti potrebbero costare centinaia di milioni di euro per i grandi player. Ma il costo del non-adeguamento sarà ancora maggiore: sanzioni, perdita di reputazione, esclusione dal mercato.

Le Opportunità dell’Economia Circolare nella Moda

Un Mercato in Espansione

Ma il cambiamento normativo apre anche opportunità straordinarie. Il mercato della moda circolare sta crescendo rapidamente:

  • Il mercato globale del second-hand fashion vale già oltre 180 miliardi di dollari e crescerà del 127% entro il 2027 secondo ThredUp
  • Il noleggio di abbigliamento (rental fashion) cresce del 15-20% annuo
  • Il mercato della riparazione tessile potrebbe creare 200.000 nuovi posti di lavoro in Europa
  • Le piattaforme di resale (Vinted, Vestiaire Collective, Depop) hanno centinaia di milioni di utenti 💰📈

Innovazioni e Startup Italiane

L’Italia, patria della moda di qualità, sta emergendo come leader nell’innovazione circolare del settore tessile. Alcuni esempi virtuosi:

Rifò (Prato): Produce tessuti completamente riciclati e riciclabili usando scarti tessili della filiera pratese. Ha ottenuto finanziamenti dal bando Smart&Start Italia e rappresenta un modello di economia circolare applicata. 🧵♻️

Atelier Riforma (Milano): Startup innovativa a vocazione sociale che sviluppa tecnologie per la moda circolare, unendo consulenza, formazione e soluzioni pratiche per dare nuova vita al tessile dismesso. Offre servizi di reverse logistics e rigenerazione industriale. 🏭✨

Pulvera (Brianza): Vincitrice del premio Startup Economia Circolare 2025, si occupa di recupero e valorizzazione degli scarti tessili attraverso processi innovativi che trasformano i rifiuti in nuove materie prime. 🏆🌱

CDC Studio: Trasforma scarti tessili in nuove materie prime attraverso processi di upcycling creativo, collaborando con brand e designer per collezioni circolari. 🎨👗

Queste e molte altre realtà dimostrano che l’economia circolare nella moda non è utopia, ma business concreto e scalabile.

Modelli di Business Circolari

Le nuove normative accelerano l’adozione di modelli di business innovativi:

Rental/Noleggio: Piattaforme che permettono di noleggiare capi per occasioni speciali o uso quotidiano, massimizzando l’utilizzo di ogni capo. 👗📅

Resale/Rivendita: Marketplace per il second-hand, dove i capi usati trovano una seconda vita. Alcuni brand ora hanno proprie piattaforme di buy-back e resale. 🔄💼

Repair as a Service: Servizi di riparazione professionale, incentivati anche da normative come il Right to Repair europeo, che entrerà in vigore il 31 luglio 2026. 🔧🧵

Subscription/Abbonamento: Modelli in cui il consumatore paga un abbonamento mensile per accedere a un guardaroba rotante, senza possedere i capi. 📦🔄

Upcycling e Redesign: Trasformazione creativa di capi usati o scarti in nuovi prodotti di valore. 🎨✂️

Take-back Programs: I brand ritirano i capi usati per riciclarli o rigenerarli, offrendo sconti per nuovi acquisti. ♻️🎁

Il Ruolo Dei Consumatori: Verso Una Moda Consapevole

Cambiare Mentalità

La transizione verso la moda circolare richiede anche un cambiamento culturale dei consumatori. Secondo dati Eurobarometro, l’87% dei cittadini europei è preoccupato per l’impatto ambientale della moda, ma solo il 30% agisce concretamente modificando i propri comportamenti d’acquisto. 🤔💭

Serve un passaggio da:

  • Possesso → Accesso (noleggio, sharing)
  • Quantità → Qualità (comprare meno ma meglio)
  • Nuovo → Usato/Rigenerato (normalizzare il second-hand)
  • Usa e getta → Ripara e riusa (allungare la vita dei capi)
  • Prezzo basso → Valore reale (considerare costi ambientali e sociali) 👕💚

Educazione e Consapevolezza

Fondamentale il ruolo dell’educazione:

  • Etichettatura chiara sull’impatto ambientale dei capi
  • Campagne di sensibilizzazione sulle conseguenze del fast fashion
  • Informazioni trasparenti sulla filiera produttiva
  • Guide pratiche su come curare, riparare e smaltire correttamente i capi 📚🎓

Il Digital Product Passport, che la Commissione UE attiverà entro il 19 luglio 2026, fornirà ai consumatori informazioni complete su:

  • Composizione materiali
  • Origine e filiera produttiva
  • Impatto ambientale
  • Istruzioni per la cura
  • Opzioni di fine vita (dove smaltire, come riciclare) 📱🔍

Il Potere degli Acquisti

Ogni acquisto è un voto per il tipo di industria che vogliamo. I consumatori possono:

Privilegiare brand sostenibili con certificazioni riconosciute (B Corp, Fair Trade, GOTS, Oeko-Tex, Cradle to Cradle) ✅🌿

Comprare second-hand su piattaforme affidabili o in negozi vintage/usato 🛍️♻️

Noleggiare per occasioni speciali invece di comprare capi che useranno una volta 👗📅

Riparare capi danneggiati invece di buttarli (anche grazie a iniziative come il “bonus rammendo” francese) 🧵🔧

Partecipare a swap party (scambio vestiti) organizzati in città o online 🔄🎉

Scegliere qualità e durabilità, valutando il costo-per-utilizzo invece del solo prezzo d’acquisto 💎⏰

Prospettive Future: Il 2030 e Oltre

Gli Obiettivi Europei

L’Europa ha fissato obiettivi ambiziosi per il settore tessile:

Entro il 2030:

  • Raddoppiare il tasso di circolarità dall’attuale 11,8% a oltre il 20%
  • Ridurre del 30% i rifiuti tessili pro capite
  • 100% di raccolta differenziata obbligatoria per i tessili in tutti gli Stati membri
  • Eliminare le esportazioni illegali di rifiuti tessili verso paesi terzi
  • Aumentare al 25% il contenuto di fibre riciclate nei nuovi capi 🎯2030

Entro il 2050:

  • Neutralità climatica dell’intera filiera tessile-moda
  • Zero rifiuti tessili in discarica
  • Economia completamente circolare con eliminazione del concetto di “scarto” ♻️🌍

Il Circular Economy Act

Nella seconda metà del 2026 è atteso il Circular Economy Act, la legge quadro europea sull’economia circolare che fornirà un quadro normativo organico e integrato. 📜

Dal 1° agosto al 6 novembre 2025 si è svolta una consultazione pubblica per raccogliere suggerimenti da cittadini, imprese e organizzazioni. Il CEC Act punterà a:

  • Incentivare investimenti in recupero, riciclo e riuso
  • Armonizzare le normative tra Stati membri
  • Rendere più competitivo il mercato europeo delle materie prime seconde
  • Ridurre la dipendenza da materiali critici importati
  • Rafforzare le filiere del riciclo europee 🏗️🔧

Tecnologie Emergenti

Il futuro della moda circolare sarà plasmato da innovazioni tecnologiche:

Riciclo chimico: Processi che scompongono le fibre a livello molecolare permettendo di ottenere nuove fibre vergini da tessuti misti o sporchi 🧪♻️

Biofabricazione: Materiali cresciuti in laboratorio da funghi, batteri, alghe (es. pelle da micelio, seta da batteri) 🍄🔬

Blockchain: Per tracciabilità completa e certificata della filiera, combattendo contraffazione e greenwashing 📊🔗

AI e Machine Learning: Per ottimizzare produzione, prevedere trend, minimizzare sprechi, personalizzare capi 🤖💻

Stampa 3D: Per produzione on-demand e personalizzata, riducendo scorte e sprechi ⚙️🖨️

Tinture a basso impatto: Processi che usano il 90% meno acqua e zero sostanze chimiche pericolose 💧🎨

Le Sfide che Restano

Greenwashing e Controlli

Un rischio concreto è il greenwashing: aziende che dichiarano sostenibilità senza cambiamenti sostanziali. Serve:

  • Certificazioni indipendenti e verificabili
  • Controlli rigorosi da parte delle autorità competenti
  • Sanzioni severe per chi viola le norme
  • Standard europei comuni e stringenti 🚨⚖️

Costi per PMI

Le piccole e medie imprese, spina dorsale del tessile italiano, potrebbero avere difficoltà ad affrontare i costi della transizione. Servono:

  • Incentivi fiscali e finanziamenti agevolati
  • Supporto tecnico e consulenza specializzata
  • Aggregazione in consorzi per economie di scala
  • Formazione su nuove competenze circolari 🏢💼

Mercato Globale Disomogeneo

L’Europa sta facendo da apripista, ma molti paesi produttori (Cina, Bangladesh, Vietnam, India) non hanno normative equivalenti. Rischi:

  • Delocalizzazione verso paesi con regole più lassiste
  • Concorrenza sleale da prodotti non sostenibili
  • Carbon leakage: emissioni che si spostano fuori dall’UE
  • Dumping ambientale: prodotti a basso costo perché non rispettano standard 🌐⚠️

Serve cooperazione internazionale e meccanismi di aggiustamento al confine (come il CBAM – Carbon Border Adjustment Mechanism già in vigore per altri settori) per livellare il campo di gioco. 🤝🛂

Infrastrutture di Riciclo

L’Europa ha ancora capacità di riciclo tessile insufficienti. Solo il 1% dei tessuti globali viene riciclato in nuove fibre. Serve:

  • Investimenti massicci in impianti di riciclo chimico e meccanico
  • Ricerca e sviluppo su tecnologie innovative
  • Standardizzazione dei processi e delle qualità output
  • Creazione di mercati per le materie prime seconde tessili 🏭🔬

Una Rivoluzione Necessaria e Possibile

Il 19 luglio 2026 non è una data qualsiasi nel calendario. È il giorno in cui l’Europa dice basta a uno dei paradossi più assurdi e distruttivi dell’economia moderna: produrre milioni di capi di abbigliamento per poi distruggerli senza che siano mai stati indossati. 🚫🔥

Ma questa data rappresenta molto di più. È il simbolo di un cambio di paradigma profondo in uno dei settori economici più impattanti sul pianeta. Un settore che:

✅ Genera il 10% delle emissioni globali di CO₂ ✅ Consuma 93 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno ✅ Produce 5 milioni di tonnellate di rifiuti tessili solo in Europa ✅ Rilascia 500.000 tonnellate di microplastiche negli oceani ✅ Impiega 60 milioni di persone, spesso in condizioni precarie 🌍💔

L’introduzione del divieto di distruzione, della Responsabilità Estesa del Produttore, degli obblighi di trasparenza e del Digital Product Passport non sono semplici aggiustamenti normativi. Sono i pilastri di una nuova economia della moda: circolare, trasparente, responsabile. ♻️✨

Le Lezioni Chiave

1. La regolazione funziona: Quando il mercato da solo non riesce ad auto-correggersi, servono norme chiare e vincolanti. L’UE lo sta dimostrando. 📜⚖️

2. L’innovazione segue gli incentivi: Modificando le regole del gioco, si libera creatività e imprenditorialità verso soluzioni circolari. Le startup italiane lo dimostrano. 🚀💡

3. La trasparenza è potere: Obbligare alla rendicontazione crea accountability e permette a consumatori e investitori di premiare le pratiche virtuose. 📊🔍

4. La transizione è complessa ma necessaria: Ci saranno costi, resistenze, difficoltà. Ma l’alternativa – continuare come prima – è impossibile. Il pianeta non può sostenere l’attuale modello. 🌱⚠️

5. Il cambiamento culturale è altrettanto importante: Normative e tecnologie da sole non bastano. Serve che cittadini, aziende, istituzioni cambino mentalità rispetto a come produciamo, consumiamo e smaltiamo i vestiti. 💭🔄

L’Italia Come Laboratorio

L’Italia ha l’opportunità di essere leader in questa transizione. Abbiamo:

  • Tradizione manifatturiera di altissima qualità
  • Know-how artigianale unico al mondo
  • Distretti tessili (Prato, Biella, Como) con secoli di storia
  • Startup innovative che stanno ridefinendo la moda circolare
  • Consumatori sempre più attenti e consapevoli 🇮🇹👔

Anticipando l’EPR tessile al primo trimestre 2026, l’Italia può diventare benchmark europeo, attirando investimenti, sviluppando competenze, creando occupazione green. Il made in Italy può evolvere da “bello e ben fatto” a “bello, ben fatto e sostenibile”. 🏆🌿

Il Messaggio per le Aziende

Per i brand e le aziende tessili, il messaggio è chiaro:

🚫 Il modello “produci-vendi-distruggi” è finito ✅ Il modello “progetta-usa-rigenera” è il futuro

Chi si adegua per primo avrà vantaggi competitivi: accesso a capitali ESG, preferenza dei consumatori giovani, resilienza di lungo termine. Chi resiste sarà spazzato via dalla regolazione e dal mercato. 📈💪

Il Messaggio per i Cittadini

Per i consumatori, il messaggio è altrettanto chiaro:

👕 Ogni acquisto conta ♻️ Ogni capo può avere una seconda vita 🌍 Ogni scelta quotidiana ha impatto globale

Possiamo partecipare attivamente alla transizione comprando meno ma meglio, privilegiando second-hand e noleggio, riparando invece di buttare, smaltendo correttamente. La moda sostenibile non è un lusso per pochi, ma un diritto e una responsabilità di tutti. 💚✊

Uno Sguardo al Futuro

Tra vent’anni guarderemo al 2026 come l’anno in cui è iniziata davvero la rivoluzione circolare della moda. I nostri figli si chiederanno come fosse possibile che un tempo si producessero milioni di capi per poi distruggerli. Così come oggi ci chiediamo come fosse possibile buttare rifiuti nei fiumi o usare l’amianto negli edifici. 🔮⏰

Il 19 luglio 2026 segna l’inizio della fine dello spreco. E l’inizio di una moda che rispetta il pianeta, le persone, il futuro. Una moda che non è più sinonimo di frivolezza, ma di responsabilità. Una moda che può essere bella, desiderabile e sostenibile allo stesso tempo. 🌈✨

La rivoluzione della moda circolare è iniziata. E non c’è ritorno indietro. ♻️👗🌍

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