
C’è una fotografia dell’Italia che non appare sui media mainstream, se non quando un incendio divampa in un impianto di rifiuti o quando un palazzo abusivo crolla su se stesso. È la fotografia scattata dal nuovo report di Legambiente “Ecomafia 2026. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia”, presentato a Roma. Una fotografia fatta di luci e ombre, di progressi normativi e di sacche di illegalità che resistono, si adattano, prosperano. Un’immagine composita che ci racconta un paese in cui la criminalità ambientale non è un fenomeno residuale, ma un’industria parallela capace di generare 11,5 miliardi di euro di business illegale. 💸🌍
I numeri, come sempre, sono il punto di partenza per capire. Nel 2025, in Italia, i reati ambientali accertati sono scesi a 35.735, con un calo del 12% rispetto al 2024. Un dato che potrebbe sembrare incoraggiante, ma che va letto con attenzione. Perché a fronte di questa diminuzione, gli illeciti amministrativi sono cresciuti dell’11,4%, raggiungendo quota 77.895. Sommando le due categorie, si arriva a un totale di 113.630 violazioni: una media di 311 al giorno, 13 ogni ora. Un ritmo che non conosce soste, che attraversa il paese da nord a sud, che coinvolge filiere produttive, appalti pubblici, territori fragili. 📊⚠️
E poi c’è il dato che più di tutti dovrebbe far riflettere: il business illegale delle ecomafie è volato a 11,5 miliardi di euro, contro i 9,3 miliardi del 2024. Un aumento di 2,2 miliardi in un solo anno, dovuto alla crescita della gestione illecita dei rifiuti, delle filiere agroalimentari e del mercato di specie protette. La criminalità ambientale, in altre parole, non sta arretrando: sta cambiando pelle, si adatta, si infiltra dove ci sono più soldi da guadagnare e meno controlli da temere. 💰🚨
I quattro segnali di un andamento fatto di luci e ombre
Il report Ecomafia individua quattro segnali principali che compongono questo quadro complesso. Il primo è il calo dei reati ambientali, che non deve indurre a rilassarsi, perché è accompagnato dalla crescita degli illeciti amministrativi. Il secondo è il ritorno della gestione illecita dei rifiuti al primo posto tra i reati più commessi, con 10.914 illeciti accertati: un primato che non si registrava dal 2018. In questa filiera, le ecomafie puntano mani e interessi, come dimostra anche il forte aumento degli incendi agli impianti di gestione, cresciuti del 24,7% con 76 episodi nel 2025. 🔥🗑️
Il terzo segnale riguarda l’aumento degli incendi boschivi e di vegetazione, che hanno raggiunto quota 3.586 reati, con un +10,7% rispetto all’anno precedente. Oltre 90.000 ettari sono andati in fumo, un dato che parla di devastazione ambientale, di perdita di biodiversità, di rischi idrogeologici che si accumulano per gli anni a venire. Il quarto segnale è il business illegale delle ecomafie, che con 11,5 miliardi di euro tocca il suo massimo storico, trainato dalla gestione illecita dei rifiuti, dalle filiere agroalimentari e dal mercato di specie protette. 🌲💸
La classifica dei reati: rifiuti al primo posto, cemento e animali sul podio
La classifica dei reati più commessi nel 2025 racconta una gerarchia che si è modificata rispetto agli anni precedenti. Al primo posto, come detto, c’è la gestione illecita dei rifiuti, con 10.914 illeciti, una media di quasi 30 al giorno. Un ritorno al passato che segnala come le ecomafie continuino a considerare i rifiuti uno dei business più redditizi e meno rischiosi. 🗑️📈
Al secondo posto si colloca il ciclo del cemento, con 8.034 illeciti, in calo del 41% rispetto al 2024. Una flessione che, secondo Legambiente, è dovuta anche alla forte contrazione del mercato dell’edilizia, ma che non deve far abbassare la guardia su un fenomeno, quello dell’abusivismo edilizio, che resta grave e diffuso. Secondo l’ultima stima Istat-Cresme, risalente al 2022, nel Mezzogiorno d’Italia si costruiscono 42,1 case illegali ogni 100 realizzate rispettando la legalità. Un dato che parla di un territorio in cui il cemento illegale non è un’eccezione, ma una regola. 🏗️🚫
Al terzo posto troviamo i reati contro gli animali, con 6.930 casi accertati (-4%): dal bracconaggio alla pesca illegale, dai traffici di specie protette agli allevamenti illeciti. Un ambito in cui la sensibilità pubblica è cresciuta, ma in cui le organizzazioni criminali continuano a muoversi con relativa facilità, sfruttando filiere internazionali e mercati paralleli. 🐘🦅
Crescono anche i reati contro il patrimonio culturale? No, diminuiscono: 2.276 quelli accertati, con un -23% che si ripercuote anche sui controlli (-8,5%). Ma crescono in maniera esponenziale gli arresti per i traffici di opere d’arte e reperti archeologici: 34 nel 2025 contro i 2 registrati nel 2024. Un segnale che le indagini si stanno concentrando su filiere sempre più complesse e internazionali. 🏛️🔍
Infine, l’illegalità nella filiera agroalimentare: 67.677 tra reati e illeciti amministrativi, con un +46% rispetto al 2024 e una crescita del 109,1% del valore economico di sequestri e sanzioni, per 968 milioni di euro. Un dato che parla di un settore in cui la criminalità ambientale si intreccia con la contraffazione, lo sfruttamento del lavoro, la messa in commercio di prodotti non sicuri. 🍝🚫
La geografia dei reati: il Mezzogiorno resta l’area più colpita
A livello territoriale, il Mezzogiorno si conferma l’area del paese più colpita dalla criminalità ambientale. Nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa — Campania, Puglia, Calabria e Sicilia — l’incidenza dei reati accertati nel 2025 sale al 44,3%. La Campania è la regione più colpita con 5.636 reati contestati, pari al 15,8% del totale nazionale. Seguono la Sicilia, con 3.726 reati (10,4%), che sopravanza la Puglia (3.601 illeciti) e la Calabria (2.862 reati). Al quinto posto il Lazio, prima regione del Centro Italia con 2.358 reati. 🗺️🚨
Tra le novità, spicca la Sardegna, che si colloca al sesto posto con 2.240 reati, confermando un trend in crescita iniziato nel 2022, quando era solo quindicesima. L’isola fa registrare anche 6.067 illeciti amministrativi. Al Nord, la regione con il maggior numero di reati ambientali non è più la Lombardia, ferma al nono posto con 1.822 reati, bensì la Liguria, ottava con 1.863 illeciti penali contestati, in aumento rispetto al 2024. Segue l’Emilia-Romagna, decima con 1.434 reati. 🌊📊
La classifica provinciale vede Napoli saldamente in testa con 2.512 reati, in aumento dell’8,6% rispetto al 2024. Al secondo posto Salerno con 1.472 illeciti penali (+11,4%), seguita da Palermo con 1.235 reati e una crescita impressionante del 59,6%. Roma resta stabile al quarto posto (1.113), seguita da Cosenza (1.092) e Bari (985). Genova sale in settima posizione e si conferma la prima provincia del Nord (963). Tra le novità, l’ingresso di Lecce nella top ten (847 reati), mentre Foggia e Ancona mantengono le loro posizioni con 838 e 671 illeciti penali. 🏙️📈
La green corruption: la piaga che si nasconde dietro i numeri
C’è un fenomeno che il report Ecomafia mette in luce con particolare attenzione: la green corruption, cioè la corruzione connessa ad attività con impatto ambientale. Dal 1° maggio 2025 al 30 aprile 2026, Legambiente ha censito 75 inchieste giudiziarie, 1.066 persone denunciate, 307 arresti e 151 sequestri. Oltre la metà delle indagini, il 53,3%, ha riguardato le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa. 💼⚖️
La classifica regionale della corruzione verde vede la Campania al primo posto con 15 inchieste, seguita da Sicilia (13), Lombardia (9), Puglia (7), Lazio (6), Calabria (5), Piemonte (4). In termini di arresti, è in testa la Sicilia con 96, seguita da Campania (85), Puglia (53) e Lombardia (32). Il Mezzogiorno è l’area più colpita, con 27 inchieste. 🔍🚔
Questi numeri raccontano una realtà in cui la criminalità ambientale non è solo opera di clan mafiosi, ma si intreccia con un tessuto di complicità, connivenze, scambi illeciti che coinvolgono imprenditori, funzionari pubblici, amministratori locali. La corruzione è il lubrificante che permette alle ecomafie di operare, di ottenere appalti, di evitare controlli, di smaltire rifiuti illegalmente. Senza corruzione, molte filiere illegali non potrebbero esistere. 🕸️💸
La legge 68 del 2015 e il recepimento della direttiva europea
Un capitolo importante del report riguarda l’applicazione della legge 68 del 2015, che ha introdotto i delitti ambientali nel Codice penale. A dieci anni dalla sua approvazione, la legge continua a dare risultati significativi. Accanto a una riduzione complessiva del numero di reati, si registra la crescita dei casi in cui viene contestato il delitto di inquinamento ambientale (303 casi, pari al 35% di tutte le fattispecie) e quello di attività organizzata di traffico illecito di rifiuti (115 casi, pari al 13,3% del totale). ⚖️📜
Tuttavia, ci sono ancora quattro delitti previsti dalla direttiva europea per la tutela penale dell’ambiente che l’Italia non ha recepito nel Codice penale: l’uccisione e il commercio di specie animali e vegetali selvatiche protette, il saccheggio delle acque superficiali o sotterranee, la commercializzazione di materie prime e prodotti derivati dalla deforestazione, la produzione e il commercio illegale di F-gas. Quest’ultimo, in particolare, è attualmente solo di natura contravvenzionale, non penale. 🌍⚠️
Le dieci proposte di Legambiente al Governo
Il report Ecomafia non si limita a fotografare la realtà: avanza anche dieci proposte concrete al Governo per contrastare le illegalità ambientali e rafforzare norme e controlli. Ecco le principali. 📋✉️
- Completare il recepimento nel Codice penale dei quattro delitti previsti dalla direttiva europea per la tutela penale dell’ambiente, non inseriti nel decreto legislativo n. 81 del 21 aprile 2026.
- Estendere il delitto di produzione e commercio di prodotti inquinanti (art. 452 bis del Codice penale) ai fitofarmaci illegali.
- Approvare un Piano nazionale di lotta all’abusivismo edilizio, con adeguate risorse dai Fondi presso il Ministero delle infrastrutture e la Cassa depositi e prestiti per gli abbattimenti degli immobili costruiti illegalmente.
- Modificare l’art. 10-bis della legge 120/2020 per estendere il potere sostitutivo delle Prefetture alle ordinanze di demolizione emanate e non eseguite dai Comuni prima dell’approvazione della norma.
- Approvare i decreti attuativi della legge 132/2016 che ha istituito il Sistema nazionale di protezione ambientale.
- Rivedere il meccanismo del subappalto “a cascata” e reintrodurre il delitto di abuso d’ufficio, come previsto dalla nuova direttiva europea contro la corruzione.
- Estendere le pene previste per il reato di incendio boschivo a qualunque incendio di vegetazione e aggravare la fattispecie colposa.
- Rafforzare i controlli ambientali e le risorse per le agenzie regionali.
- Contrastare la green corruption con strumenti investigativi adeguati e con il recepimento della direttiva europea anticorruzione.
- Promuovere la trasparenza e la partecipazione pubblica nei processi decisionali ambientali.
Le dichiarazioni: la voce di Legambiente
“Il 2025 è stato un anno caratterizzato da diverse norme in difesa dell’ambiente che abbiamo giudicato positivamente”, ha commentato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. “Come ad esempio l’inasprimento delle sanzioni previste per i reati nella gestione dei rifiuti, dalle discariche abusive alle spedizioni illegali, diventati delitti e l’introduzione di quelli contro gli animali nel Codice penale. Anche il decreto legislativo di recepimento della direttiva europea per la tutela penale dell’ambiente, approvato dal governo nel mese di dicembre ed entrato in vigore lo scorso 2 giugno, contiene scelte importanti, come il nuovo delitto di commercio di prodotti inquinanti; ma ci sono ancora molte norme che attendono di essere approvate e riviste, insieme al rafforzamento dei controlli ambientali e al contrasto all’abusivismo edilizio, che continua a essere un fenomeno grave e diffuso. Per questo torniamo a ribadire l’urgenza di un Piano nazionale di lotta all’abusivismo edilizio non più rinviabile, il cemento illegale si contrasta con gli abbattimenti”. 🗣️🏛️
Enrico Fontana, responsabile Osservatorio Ambiente e legalità di Legambiente, ha aggiunto: “I reiterati tentativi, finora fortunatamente falliti, di rilanciare nel nostro Paese una stagione di condoni edilizi non favoriscono l’indispensabile innalzamento delle attività preventive e repressive su un tema così delicato e annoso di tutela ambientale, che riguarda da vicino anche la sicurezza dei territori e delle comunità che li abitano e l’economia legale, incidendo pesantemente nelle regioni del Sud ma non solo. Per questo chiediamo con forza norme più efficaci, a cominciare dal potere sostitutivo dei Prefetti, più controlli e più risorse per le demolizioni. Lo stesso approccio deve caratterizzare la lotta agli incendi boschivi e di vegetazione, cresciuti drammaticamente nel 2025 e nel 2026. Così come il contrasto del fenomeno della corruzione, l’altra piaga del nostro Paese. Urgente che l’Italia recepisca al più presto la direttiva europea anticorruzione, reinserendo il delitto di abuso d’ufficio. Legambiente vigilerà perché sia coerente con le nuove regole dettate dall’Unione europea”. 🗣️🔥
Un problema che riguarda tutti
L’Italia ha fatto passi avanti nella lotta alla criminalità ambientale. La legge 68 del 2015 ha rappresentato una svolta, e il recepimento della direttiva europea ha aggiunto strumenti importanti. Ma il report Ecomafia 2026 dimostra che il cammino è tutt’altro che concluso. I reati calano, ma gli illeciti amministrativi crescono. Il business illegale vola a 11,5 miliardi. La green corruption resta una piaga profonda. E le regioni del Mezzogiorno continuano a pagare il prezzo più alto. 📊🌍
La criminalità ambientale non è un problema che riguarda solo le forze dell’ordine e la magistratura. Riguarda la salute delle comunità, la sicurezza dei territori, la qualità della vita di chi vive in aree contaminate, la concorrenza sleale verso le imprese che operano nella legalità. Riguarda tutti noi. Ed è per questo che non possiamo abbassare la guardia. 💚⚖️
Le dieci proposte di Legambiente indicano una strada possibile. Ma le proposte, per diventare realtà, hanno bisogno di volontà politica, di risorse, di controlli, di partecipazione civica. Hanno bisogno che i cittadini pretendano ciò che è dovuto: un ambiente sano, un’economia giusta, un paese in cui le regole valgano per tutti. La consapevolezza è il primo passo. Il secondo è l’azione. E il terzo è la vigilanza, costante, informata, collettiva. 🌱👥
