
Il Paradosso Italiano dell’Energia ☀️
L’Italia è il paese del sole. 300 giorni di cielo azzurro all’anno, coste ventose che si affacciano su tre mari, montagne dove soffia il maestrale. Eppure, mentre il mondo corre verso le rinnovabili, noi restiamo fermi. Non per mancanza di tecnologia. Non per assenza di investitori. Ma per qualcosa di molto più frustrante: la burocrazia.
Immaginate di avere la soluzione alla crisi energetica pronta, finanziata, tecnicamente approvata. E poi aspettare. Aspettare anni. Aspettare che un ministero risponda a un altro ministero. Aspettare che una soprintendenza decida se un pannello solare su un capannone industriale “rovina il paesaggio”. Aspettare mentre le bollette esplodono e il gas russo continua ad alimentare le nostre case.
Non è fantasia: è la realtà fotografata dal nuovo report di Legambiente “Scacco Matto alle rinnovabili”, presentato il 5 marzo 2026 alla Fiera KEY di Rimini. I numeri sono spietati: 1.781 progetti di impianti rinnovabili in attesa. Il 69,3% bloccato in istruttoria tecnica. 160 progetti fermi in attesa della Presidenza del Consiglio. 88 progetti bocciati da soprintendenze e ministero della Cultura.
E mentre l’Italia aspetta, l’Europa accelera. Nel 2025, eolico e solare hanno superato per la prima volta le fonti fossili nella produzione elettrica continentale. La Germania installa gigawatt di rinnovabili. La Spagna diventa esportatore di energia pulita. E noi? Noi discutiamo se una pala eolica su una ex discarica “disturba l’archeologia”.
Benvenuti nell’assurdo teatro burocratico che sta condannando l’Italia a rimanere dipendente dal gas straniero, con bollette alle stelle e un clima che va a rotoli. Benvenuti nello scacco matto alle rinnovabili.
I Numeri dello Stallo: 1.781 Progetti in Cerca di un Sì 📊
Il Limbo della Valutazione di Impatto Ambientale
A gennaio 2026, la fotografia scattata da Legambiente è impietosa. Su 1.781 progetti rinnovabili attualmente in fase di valutazione VIA PNRR-PNIEC (Valutazione Impatto Ambientale Piano Nazionale Ripresa e Resilienza – Piano Nazionale Integrato Energia e Clima), ben 1.234 progetti, pari al 69,3% del totale, sono ancora in attesa della conclusione dell’istruttoria tecnica.
Non stiamo parlando di settimane o mesi di attesa. Tra questi progetti bloccati, ce ne sono 17 che aspettano una risposta da prima del 2021. Cinque anni di limbo burocratico. Cinque anni durante i quali tecnologie sono migliorate, costi sono scesi, urgenza climatica è aumentata. Ma i progetti rimangono fermi.
Il Caso Simbolo: Eolico Offshore in Attesa dal 2008
Prendiamo il caso di due parchi eolici offshore in Puglia, emblematici della lentezza kafkiana del sistema italiano:
Progetto 1 – Golfo di Manfredonia: Presentato nel 2008. Diciotto anni fa. Quando Barack Obama diventava presidente degli Stati Uniti e nasceva l’iPhone 3G, qualcuno in Puglia proponeva di installare pale eoliche al largo di Manfredonia. Oggi, nel 2026, quel progetto è ancora lì, in attesa.
Progetto 2 – Mar Adriatico Meridionale: Presentato nell’aprile 2012 per le acque antistanti Zapponeta, Manfredonia e Cerignola. Dopo 11 anni di attesa, nel 2023 ha finalmente ottenuto parere positivo (con prescrizioni) dalla Commissione Tecnica. Prescrizioni accettate, documentazione integrata. Ma oggi, nel 2026, quasi 15 anni dopo la presentazione iniziale, il progetto rimane bloccato.
Quindici anni. Una generazione intera. Nel frattempo, la Danimarca ha installato decine di parchi eolici offshore. La Scozia alimenta metà del paese con il vento marino. E l’Italia discute ancora se si può fare.
I Colli di Bottiglia: Dove si Blocca Tutto
Ma dove si incagliano questi progetti? Legambiente identifica tre colli di bottiglia principali:
1. Presidenza del Consiglio dei ministri – 160 progetti in attesa
Ben 160 progetti attendono la determina finale dalla Presidenza del Consiglio. Un numero cresciuto di 45 unità rispetto al 2025, segnalando un peggioramento della situazione. Questi sono progetti che hanno superato tutte le valutazioni tecniche, ambientali, paesaggistiche. Sono pronti. Ma servono mesi, a volte anni, per l’ok politico finale.
2. Ministero della Cultura e Soprintendenze – 88 progetti bocciati
Ottantotto progetti bloccati dalle istituzioni preposte ai beni culturali, di cui 80 direttamente dal Ministero della Cultura. Spesso questi pareri negativi arrivano in contrasto con i pareri positivi della Commissione Tecnica VIA, l’organo tecnico-scientifico che dovrebbe valutare oggettivamente impatti e benefici.
Il cortocircuito è evidente: la scienza dice sì, la burocrazia culturale dice no. E vince la burocrazia.
3. Commissione Tecnica VIA – Organico Incompleto
Ironia finale: la Commissione Tecnica VIA PNRR-PNIEC, l’organo che dovrebbe velocizzare le valutazioni, non ha ancora completato l’organico previsto. Lavora sottodimensionata. Eppure, nonostante questo handicap, negli ultimi anni ha aumentato la propria produttività e il numero di pareri emessi.
Il messaggio implicito? Se la Commissione fosse al completo e adeguatamente supportata, potremmo raddoppiare la velocità di valutazione. Ma evidentemente non è una priorità.
Il Crollo del 2025: Meno 75% di Nuovi Progetti 📉
I Numeri che Raccontano la Resa
Dopo due anni di boom con 609 nuovi progetti sottoposti a VIA nel 2023 e 603 nel 2024, il 2025 ha segnato un tracollo drammatico: solo 149 nuove istanze avviate, con un crollo del 75,3% rispetto all’anno precedente.
Cosa è successo? Gli investitori si sono arresi. Di fronte a tempi biblici, incertezze normative e rischi di bocciature immotivate, le imprese stanno rinunciando a investire in Italia. Perché rischiare capitali in un paese dove un progetto può impiegare 15 anni senza garanzia di approvazione?
L’Obiettivo che Si Allontana: 80 GW al 2030
L’Italia ha un obiettivo chiaro stabilito dal Decreto Aree Idonee: raggiungere 80.001 MW di capacità rinnovabile installata entro il 2030. Siamo nel 2026. Mancano 4 anni. A fine 2025 avevamo 81.479 MW totali (includendo vecchi impianti idroelettrici), con un incremento di 7.176 MW nell’ultimo anno.
Facciamo i conti: per centrare l’obiettivo servono oltre 11 GW annui di nuova capacità nei prossimi 4 anni. Nel 2025 ne abbiamo installati circa 7 GW. E con il crollo del 75% di nuovi progetti nel 2025, come pensiamo di accelerare?
La matematica è spietata: di questo passo, l’obiettivo 2030 è irraggiungibile.
Le Storie Assurde: Quando il No Diventa Grottesco 🤦
Caso 1: L’Eolico sulla Discarica Bocciato per “Vincolo Archeologico”
Ariano Irpino, Campania – Un progetto eolico da 23 MW proposto su una ex cava e discarica. Non stiamo parlando di un prato incontaminato o di un’area naturale protetta. Stiamo parlando di un sito già completamente devastato dall’attività estrattiva e poi usato per smaltire rifiuti.
La Soprintendenza lo boccia perché esiste un “vincolo archeologico”. Il paradosso? Quel vincolo è stato bellamente ignorato durante l’emergenza rifiuti, quando la stessa area è stata trasformata in discarica. Allora andava bene riempirla di spazzatura, ora non si può installare una pala eolica.
Il messaggio implicito: meglio una discarica che energia pulita.
Caso 2: Il Fotovoltaico “Visibile dal Drone”
Terni, Umbria – Alcuni cittadini vogliono installare pannelli fotovoltaici sui tetti delle proprie abitazioni. Investimento personale, beneficio ambientale, riduzione bollette. Sembra una storia positiva, vero?
Diniego. Motivazione: i pannelli non sono “esteticamente gradevoli” e sono addirittura “visibili da un drone o da satellite”.
Leggiamo bene: visibili da un drone. O da un satellite. Quindi dobbiamo preservare l’estetica… vista dallo spazio? Qualcuno a Terni ha mai guardato una mappa satellitare di una città moderna? Capannoni industriali, parcheggi asfaltati, antenne, tralicci elettrici. Ma i pannelli solari no, quelli rovinano la vista ai satelliti.
Il cortocircuito culturale-amministrativo raggiunge vette surreali.
Caso 3: Med Wind – 2,8 GW Bloccati per “Rischi all’Avifauna”
Marsala e Favignana, Sicilia – Il progetto Med Wind è colossale: 2,8 GW di potenza eolica offshore, capace di soddisfare il fabbisogno energetico di 3,4 milioni di famiglie. Un’opera che da sola coprirebbe oltre il 10% del fabbisogno elettrico nazionale con energia pulita.
Il progetto ha seguito un articolato percorso di condivisione territoriale. Ha coinvolto comunità locali, pescatori, associazioni. Ha ottenuto supporto da molte parti sociali.
Eppure, è bloccato. Le critiche? “Presunti rischi per l’avifauna, per la pesca e per il turismo”.
Analizziamo:
- Avifauna: Gli studi dimostrano che parchi eolici offshore ben progettati hanno impatto minimo sugli uccelli marini. Molto minore del cambiamento climatico che stiamo causando bruciando combustibili fossili.
- Pesca: Gli studi internazionali mostrano che i parchi eolici offshore possono diventare zone di ripopolamento ittico, fungendo da reef artificiali dove i pesci si riproducono protetti dalle reti a strascico.
- Turismo: La Scozia, la Danimarca, i Paesi Bassi hanno parchi eolici offshore enormi. Il loro turismo è crollato? No. Anzi, l’ecoturismo attorno a queste strutture è cresciuto.
Ma in Italia prevale la cultura della paura rispetto ai dati scientifici.
Caso 4: Ravenna – L’Hub Rinnovabile con Tutti i Permessi… Ma Senza Regole
Ravenna, Emilia-Romagna – Qui la storia è ancora più kafkiana. Un hub rinnovabile integrato da oltre 750 MW che combina:
- Eolico offshore
- Solare galleggiante
- Sistemi di accumulo
- Produzione idrogeno verde
- Acquacoltura sostenibile
Un progetto innovativo, all’avanguardia europea. Ha ottenuto VIA positiva. Ha ottenuto tutti i permessi necessari nel 2024.
E allora perché è fermo? Perché manca un “quadro regolatorio adeguato” per l’eolico offshore in Italia. In pratica: il progetto è legale, approvato, finanziato. Ma non c’è una normativa chiara che regoli come gestirlo operativamente.
Abbiamo approvato qualcosa che non sappiamo come regolamentare. Il paradosso burocratico perfetto.
La Mappa dei Blocchi: 108 Storie di No in Tutta Italia 🗺️
Legambiente ha mappato 108 storie totali di blocchi alle rinnovabili in Italia, di cui 18 censite solo nel 2026. La distribuzione geografica è illuminante:
Regioni con più blocchi:
- Puglia – 14 casi (leader negativo)
- Veneto – 10 casi
- Umbria – 10 casi
- Basilicata – 10 casi
- Sardegna – 10 casi
Ironicamente, molte di queste sono regioni con enorme potenziale rinnovabile. La Puglia ha sole e vento abbondanti. La Sardegna è l’isola perfetta per eolico offshore. Il Veneto ha ampie aree industriali dismesse ideali per fotovoltaico.
Ma invece di sfruttare questi asset naturali, preferiamo dire no.
Il Contesto Geopolitico: Energia come Pace o Guerra 🌍
La Lezione Ignorata della Crisi del Gas
Negli anni 2022-2023, la guerra in Ucraina ha insegnato all’Europa una lezione brutale: dipendere dal gas straniero è un rischio esistenziale. I prezzi sono esplosi. Le industrie hanno chiuso. Le famiglie non riuscivano a pagare le bollette.
L’Italia, che importa oltre il 90% del gas che consuma, è stata tra i paesi più colpiti. Abbiamo dovuto cercare disperatamente fornitori alternativi (Algeria, Azerbaijan), pagando prezzi folli.
Eppure, invece di accelerare sulle rinnovabili per renderci indipendenti, continuiamo a investire in nuove infrastrutture del gas. Il decreto bollette attuale, denuncia Legambiente, toglie risorse alle rinnovabili per darle al sistema del gas, arrivando persino a esentarlo dalla tassa carbonio ETS.
Stiamo finanziando la nostra stessa dipendenza.
La Crisi Mediorientale e il Prezzo dell’Energia
Nel 2026, con i conflitti in Medioriente in corso e tensioni geopolitiche globali, il prezzo dell’energia da fonti fossili è di nuovo alle stelle. Ogni barile di petrolio, ogni metro cubo di gas che importiamo finanzia regimi autoritari e alimenta instabilità.
Come sottolinea Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente: “Oggi parlare di rinnovabili assume un valore sempre più importante e centrale per arrivare all’indipendenza dalle fossili ed essere portatori di pace”.
Energia rinnovabile = indipendenza = pace. L’equazione è semplice. Ma l’Italia sembra preferire la dipendenza.
Europa vs Italia: Chi Corre e Chi Frena
Il Record Storico Europeo del 2025
Il 2025 ha segnato un traguardo storico per le rinnovabili europee. Per la prima volta nella storia, eolico e solare cumulativamente hanno generato più elettricità delle fonti fossili:
- Eolico + Solare: 841 TWh/anno (30,1% dell’elettricità totale)
- Fossili: 809 TWh/anno
- Nucleare: 652 TWh/anno
Un sorpasso simbolico e sostanziale. L’Europa sta vincendo la sfida della transizione.
Il Contributo Italiano: Piccolo ma Significativo
Anche l’Italia, nonostante tutte le difficoltà, ha contribuito con 65,7 TWh/anno di energia elettrica da rinnovabili (7,8% della produzione europea totale), di cui:
- Fotovoltaico: 44,3 TWh
- Eolico: 21,4 TWh
A fine 2025, la capacità rinnovabile installata raggiunge 81.479 MW, con un incremento di 7.176 MW nell’ultimo anno.
Dati positivi, che dimostrano come il settore, quando può lavorare, produce risultati. Ma quanto di più potremmo fare senza gli ostacoli burocratici?
Germania: 15 GW in un Anno
La Germania, nel solo 2024, ha installato oltre 15 GW di nuova capacità rinnovabile. Il doppio dell’Italia. Con una superficie inferiore e minore irraggiamento solare.
Come hanno fatto? Certezza normativa, iter snelli, supporto politico chiaro.
Le 12 Proposte di Legambiente: La Bussola per Uscire dallo Stallo 🧭
Legambiente non si limita a denunciare. Propone una roadmap operativa con 12 azioni concrete indirizzate al Governo Meloni.
1. Accelerare gli Iter Interni di MIC e PCM
Al Ministero della Cultura e alla Presidenza del Consiglio: Fissare un termine massimo per le determine nei casi di pareri contrastanti con la Commissione Tecnica VIA. Priorità ai procedimenti più vecchi.
Risultato atteso: Sbloccare immediatamente i 160 progetti fermi al CDM e gli 88 bloccati dal MIC.
2. Snellire gli Iter Autorizzativi
Velocizzare la realizzazione degli impianti rinnovabili, a partire dalle attività di repowering degli impianti eolici esistenti (sostituzione vecchie pale con tecnologie più efficienti).
Paradosso attuale: È più facile ottenere permessi per un impianto nuovo che per sostituire uno vecchio con uno migliore.
3. Completare l’Organico della Commissione PNRR/PNIEC
Il Ministero dell’Ambiente deve completare l’organico della Commissione Tecnica e rafforzare il personale tecnico negli uffici regionali e comunali preposti alla valutazione dei progetti.
Dato chiave: La Commissione lavora sottodimensionata ma ha aumentato produttività. Con organico completo potrebbe raddoppiare i pareri.
4. Rendere Aree di Accelerazione i Siti Compromessi
Dichiarare aree di accelerazione (iter ultra-semplificati):
- Ex cave e siti di bonifica
- Aree adiacenti a strade, autostrade, ferrovie
- Zone dove impianti rinnovabili sono già presenti
Logica: Se un’area è già compromessa o antropizzata, perché ostacolare impianti rinnovabili?
5. Rivedere il Decreto Agricoltura
Permettere realizzazione di impianti a terra su terreni agricoli non produttivi (terreni mai coltivati, abbandonati, marginali).
Attualmente: Divieto generale su terreni agricoli, anche se inutilizzati da decenni.
6. Introdurre Prezzi Zonali dell’Energia
Garantire rapida entrata in vigore dei prezzi zonali, legati alle diverse aree geografiche. Questo incentiverebbe installazioni nelle zone con più produzione rinnovabile.
Vantaggio: Regioni come Puglia e Sicilia diventerebbero hub rinnovabili competitivi.
7. Obbligo Fotovoltaico nei Parcheggi
Rendere obbligatori gli impianti fotovoltaici nei parcheggi di superficie superiore a 1.500 m² (come già previsto in Francia e Spagna).
Potenziale: Migliaia di ettari di asfalto trasformati in generatori solari senza consumare suolo vergine.
8. Proteggere la Transizione da Intimidazioni
Garantire protezione legale e fisica a progetti rinnovabili da intimidazioni e sabotaggi (fenomeno crescente in alcune regioni).
9. Ridirezionare i 7,5 Milioni dal Nucleare
I 7,5 milioni di euro stanziati per campagne informative sul nucleare (tecnologia che non arriverà prima del 2040-2050) vanno reindirizzati verso campagne informative sui benefici delle rinnovabili per popolazione e amministrazioni locali.
Priorità: Educare, non propagandare tecnologie lontane.
10. Rafforzare e Accelerare lo Sviluppo Rete
Potenziare le politiche di sviluppo della rete elettrica nazionale per accorciare i tempi di connessione degli impianti.
Problema attuale: Anche impianti approvati attendono anni per l’allaccio alla rete.
11. Potenziare la Partecipazione nei Progetti
Approvare norma che potenzi la partecipazione (associazioni, cittadini, Comuni) nella valutazione dei progetti, non per bloccarli ma per migliorarli attraverso dialogo.
Filosofia: Da cultura del “NO” a cultura del “COME”.
12. Completare Accordi GSE con Settori Energivori
Finalizzare gli accordi tra GSE e principali settori industriali energivori per garantire energia rinnovabile stabile e competitiva.
Le Buone Pratiche: Quando il Dialogo Funziona ✅
Tyrrhenian Link: 1.000 MW Sottomarini
Il Tyrrhenian Link di Terna è un’infrastruttura strategica: 1.000 MW di capacità, profondità record di 2.150 metri, circa 480 chilometri di cavo già posati tra Fiumetorto (Sicilia) e Terra Mala (Campania).
A inizio gennaio 2026, la posa del primo cavo sottomarino del ramo ovest è stata completata. L’opera permetterà di integrare più rinnovabili dal Sud verso il Nord e ridurre la dipendenza dal gas.
Lezione: Progetti ben progettati, con impatto minimo e utilità massima, procedono.
Cancello ed Arnone: Solare e Archeologia Insieme
Cancello ed Arnone, Caserta – Un parco solare da 13,5 MWp (oltre 24.000 pannelli), capace di produrre circa 25 GWh/anno evitando 10.000 tonnellate di CO₂.
Durante i lavori emerge una villa romana. Invece di bloccare tutto, il progetto viene adattato: perimetrazione del sito archeologico, corridoi di sicurezza, autorizzazioni coordinate, scavi di valorizzazione.
Risultato: Energia pulita E valorizzazione patrimonio culturale. Si può fare.
Alfiano Natta: Dal Conflitto al Consenso
Alfiano Natta, Piemonte – Come racconta Alice De Marco, presidente Legambiente Piemonte: “Dopo un percorso complesso e grazie al richiamo del TAR a un confronto più aperto e basato sui dati, il progetto è stato migliorato, integrato e infine autorizzato”.
Lezione chiave: Il dialogo basato su dati tecnici, non su paure, porta a soluzioni che migliorano i progetti e li rendono accettabili.
Il Prezzo dell’Immobilismo: Cosa Stiamo Perdendo 💸
Bollette Insostenibili
Ogni anno che ritardiamo la transizione rinnovabile è un anno in cui le famiglie italiane pagano bollette gonfiate dal costo del gas importato. Nel 2022-2023, l’aumento delle bollette ha portato centinaia di migliaia di famiglie in povertà energetica.
Con più rinnovabili: Energia a costo marginale zero (il sole e il vento sono gratis), bollette più basse, indipendenza dai mercati volatili.
Investimenti Persi
Ogni progetto che si arena è un investimento che fugge dall’Italia verso paesi più accoglienti. Le imprese rinnovabili stanno spostando capitali in Spagna, Portogallo, Germania.
Dato Legambiente: Crollo del 75% di nuovi progetti nel 2025 significa miliardi di euro di investimenti non realizzati.
Posti di Lavoro Mancati
Secondo stime di settore, ogni GW di rinnovabili installato genera circa 10.000 posti di lavoro tra diretti e indotto (produzione componenti, installazione, manutenzione, servizi).
11 GW annui necessari = 110.000 nuovi posti di lavoro/anno. Ma solo se superiamo gli ostacoli.
Obiettivi Climatici Irraggiungibili
L’Italia si è impegnata per la neutralità carbonica entro il 2050 e riduzione 55% emissioni entro il 2030. Senza accelerazione rinnovabili, questi obiettivi sono matematicamente impossibili.
Conseguenza: Sanzioni, perdita credibilità, peggioramento crisi climatica.
La Scelta tra Futuro e Immobilismo ⚡
L’Italia si trova a un bivio. Da una parte c’è il futuro: energia pulita, indipendenza energetica, bollette basse, posti di lavoro, leadership tecnologica, clima stabilizzato.
Dall’altra c’è l’immobilismo: dipendenza dal gas straniero, bollette insostenibili, capitale che fugge, obiettivi mancati, declino.
I dati presentati da Legambiente mostrano che non mancano progetti, investitori, tecnologie. Manca la volontà politica di snellire iter, completare organici, dare certezze.
Come sottolinea Stefano Ciafani, presidente Legambiente: “Il settore delle rinnovabili va sostenuto e incoraggiato, non ostacolato e rallentato. Occorre dare certezza a imprese e territori con tempi e regole chiare”.
La soluzione esiste: le 12 proposte di Legambiente sono concrete, praticabili, immediate. Servono scelte politiche coraggiose, non propaganda sul nucleare che arriverà tra 20 anni (forse).
Il caso di Alfiano Natta dimostra che il dialogo funziona. Il Tyrrhenian Link dimostra che le grandi opere si possono fare. Cancello ed Arnone dimostra che rinnovabili e patrimonio culturale possono coesistere.
Ma servono volontà, competenza, visione. Serve smetterla di dire no per paura e iniziare a dire “come” per costruire.
Perché ogni giorno che passa con 1.781 progetti bloccati è un giorno in cui bruciamo gas straniero, emettiamo CO₂ evitabile, paghiamo bollette gonfiate.
L’energia pulita è pronta. La tecnologia è pronta. Gli investimenti sono pronti.
Manca solo il coraggio politico di dire sì.
